10 settembre 2017

La buona prosa è come il vetro di una finestra, George Orwell

George Orwell

Ogni scrit­tore è vani­toso, egoi­sta e pigro, e alla base delle sue moti­va­zioni c’è un mistero. Scri­vere un libro è una lotta lunga, spos­sante, come un periodo di lunga e penosa malat­tia. Se non si fosse spinti da qual­che incom­pren­si­bile ma irre­si­sti­bile demone non ci s’imbarcherebbe mai in una simile avven­tura. Quel demone, per quanto se ne sa, è sem­pli­ce­mente lo stesso istinto che spinge un bam­bino a stril­lare per richia­mare l’attenzione. Però è anche vero che non si può scri­vere niente di leg­gi­bile se non si lotta costan­te­mente per can­cel­lare la pro­pria per­so­na­lità. La buona prosa è come il vetro di una fine­stra. Non saprei dire con cer­tezza quali siano per me le moti­va­zioni più forti, ma so quali meri­tano di essere seguite. E ricon­si­de­rando la mia opera, mi accorgo di aver inva­ria­bil­mente scritto libri senza vita, facen­domi allet­tare da brani alti­so­nanti, frasi senza senso, agget­tivi pura­mente orna­men­tali, insomma da una gene­rale fal­sità, pro­prio quando mi man­cava uno scopo poli­tico.

(George Orwell, Romanzi e saggi, Milano, Meridiani Mondadori, 2000)

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