19 agosto 2017

Sulle critiche

Haruki Murakami

Dunque sono diventato uno scrittore, ho pubblicato periodicamente dei libri, e da questa esperienza ho imparato una lezione: qualunque cosa tu scriva, ci sarà sempre qualcuno che ne parla male. Se scrivi un libro di centinaia di pagine, diranno: "È troppo lungo. Prolisso. La metà bastava". Se invece scrivi un romanzo breve: "Manca di spessore. È insipido. Palesemente debole". Sullo stesso romanzo alcuni diranno: "Si ripete, è stereotipato. Noioso", altri: "Quello precedente era migliore, questo nuovo procedimento gira a vuoto". A pensarci bene, sono almeno venticinque anni che mi sento dire "Murakami è in ritardo sui tempi. Ormai è finito". Denigrare è facile (tanto si può dire quello che si vuole, non è necessario assumersene la responsabilità), ma lo scrittore non deve queste critiche sul serio, altrimenti non reggerà. Che scriva quello che gli pare, tanto verrà sempre coperto di insulti. Ma non ha la minima importanza.

(Murakami Haruki, Il mestiere dello scrittore, Torino, Einaudi, 2017)

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