2 agosto 2017

Sulla prima e terza persona, Lucia Berlin

Lucia Berlin

Per esempio, immaginiamo che io ora vi presenti la protagonista del racconto che sto scrivendo...
"Sono una donna nubile di oltre sessantacinque anni. Lavoro in uno studio medico. Vado a casa in autobus. Ogni domenica faccio il bucato, poi la spesa da Lucky, dopodiché compro l'edizione domenicale del Chronicle e torno a casa". Voi mi direste: basta, per carità.
Il mio racconto, però, si apre così: "Ogni domenica, dopo essere passata in lavanderia e al supermercato, comprava l'edizione domenicale del Chronicle". Voi ascoltereste tutti i più piccoli dettagli compulsivi, ossessivi e noiosi della vita di questa donna, Henrietta, solo perché la narrazione è in terza persona. Personalmente, se la narratrice ritiene che ci sia qualcosa da scrivere a proposito di questa creatura scialba dev'essere così. Continuiamo a leggere, vediamo cosa succede.
In realtà non succede niente. Anzi, il racconto non è ancora stato scritto. Ciò che spero di fare, combinando fra loro una serie di intricati dettagli, è rendere questa donna talmente credibile che voi non potrete fare a meno di provare compassione per lei.

(Lucia Berlin, La donna che scriveva racconti, Torino, Bollati Boringhieri, 2016)

1 commento:

Anonimo ha detto...

photo is of Lydia Davis