21 luglio 2017

Bipolarismo di chi scrive


Ci sono momenti, più o meno lunghi, in cui penso che non scriverò più.
Lo scrittoio è invaso di carte e questioni da sbrigare, poi La Bibliothèque italienne, il lavoro al liceo, i Cantieri di scrittura, O. di cinque anni e I. di nove mesi. Le unghie da tagliare, il bucato steso da ritirare da giorni, nell'armadio ancora i maglioni di lana e i costumi in uno scatolone, l'elettricista da sentire per l'impianto nella Casa della scrittura. 
Come si fa a pensare di scrivere.
Poi una telefonata con Mari Accardi, esce il numero 3 di Carie su cui c'è un mio testo di dodici anni prima, leggo un racconto di Lucia Berlin e mi sembra non ci sia nient'altro da fare che sedersi a scrivere.

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