30 giugno 2017

Traduzione VS Scrittura


Questa mattina ho ricevuto la traduzione di un estratto de L'esilio dei moscerini danzanti giapponesi di Marino Magliani che verrà pubblicato nei prossimi giorni sulla Bibliothèque italienne in uno spazio dedicato agli autori italiani ancora inediti in Francia.

Nello scambio di mail con Daniela Farraill, la persona che ha tradotto il pezzo, Daniela commentava lo stile di Magliani, la sua libertà rispetto alla punteggiatura, al ritmo delle frasi e ai tempi verbali. In italiano ci si può permettere una certa libertà, in francese è un po' diverso.
Poi Daniela ha precisato che le è piaciuto occuparsi di questi testi, anche se sono stati più complessi da tradurre rispetto alle prime impressioni, ma è sempre così.
E questo mi ha fatto pensare che è proprio vero. 
Prima di mettersi a tradurre, il testo sembra spesso relativamente semplice. 
Dopo invece saltano fuori una serie di magagne che rendono il lavoro molto più complicato di quello che era parso alla prima lettura.
Quello che si coglie con tanta naturalezza può diventare un macigno da risolvere, nel renderlo in un'altra lingua.

Nella scrittura invece mi sembra che capiti un po' il contrario.
Appena si comincia si ha l'impressione che non si arriverà mai alla fine, pare un'impresa titanica. 
E poi certe volte si arriva alla fine di un racconto o di un romanzo senza sapere neanche come. 
A volte, non sempre.

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