23 giugno 2017

Che cosa fa, praticamente, un'agenzia letteraria

Vanni Santoni

Fino a non troppo tempo fa, le agenzie servivano quasi solo a negoziare i contratti con gli editori, a gestire i diritti esteri e a tenere la contabilità generale, quindi erano qualcosa di utile solo a chi aveva già un editore. È ancora così, nel senso che non siamo ancora al livello dei paesi anglosassoni, in cui la principale preoccupazione dell’aspirante è trovare un agente, e non un editore, dato che questi ultimi prendono in considerazione solo proposte di agenzie. In Italia si fa ancora molto scouting sulle riviste, e le major ovviamente lo fanno anche sulle piccole e medie case editrici, cercando di ingaggiare gli autori che si sono già fatti onore in quell’ambito, ma il ruolo delle agenzie è senz’altro destinato ad aumentare ancora.
Un’agenzia letteraria non ha alcun costo vivo: se è onesta, chiede all’autore solo una percentuale dei suoi introiti, che siano da anticipo, royalties o diritti secondari. In genere questa percentuale è del 10%. Diverso ovviamente il caso delle schede di lettura, che si pagano, o di quelle agenzie che offrono anche un servizio di editing e lavoro sul testo, anch’esso ovviamente a pagamento, ma sono attività distinte dalla rappresentanza – per cercare la quale l’autore deve fare esattamente come per l’editore: proponendo un proprio testo.

(Vanni Santoni, Guida dell’aspirante scrittore, su Il rifugio dell'ircocervo, 22 giugno 2017).
L'intervista integrale è molto interessante e si può leggere qui.

Vanni Santoni, ha pubblicato, tra gli altri, La stanza profonda, Muro di casse, Personaggi precari. Dal 2014 dirige la collana di narrativa di Tunué.

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