16 maggio 2017

Cosa c'è, a volte, dietro a un romanzo. Mia figlia, don Chisciotte


Su Sabotino 14, il blog di NN Editore, qualche tempo fa è uscito un bel pezzo che racconta la storia del libro Mia figlia, don Chisciotte, di Alessandro Garigliano. 

Si parte dall'arrivo del manoscritto in casa editrice.

Quando è arrivato in redazione, in realtà, nel titolo non c’era traccia di don Chisciotte: c’era invece ‘Mia figlia’, che evocava possibili scenari di rapporti familiari tutti da indagare.

Poi le prime osservazioni sul testo.

In pratica, dovevamo dire all’autore che il libro era bellissimo ma andava tagliato, chiarito in alcuni passaggi troppo difficili, ampliato.

Quindi si racconta la reazione di Garigliano.

Ma voi mi volete MORTO!

A quel punto c'è stata una seconda stesura. Che ancora non funzionava.

Io non ci parlo più con voi. Ha risposto l'autore.

Ma così non è stato, Garigliano si è rimesso al lavoro e alla fine è giunto al romanzo che possiamo leggere oggi.



Per farla breve, perché mi è piaciuto molto questo pezzo e consiglio di leggerlo per intero su Sabotino 14:

1 Perché racconta il lungo lavoro che talvolta c'è dietro a un romanzo. (Una volta che l'autore lo considera finito).

2 Perché racconta la capacità di un autore di incassare le critiche quando sono finalizzate al miglioramento del suo libro.

3 E perché Mia figlia, don Chisciotte è un libro molto bello.

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