3 aprile 2017

Come se scrivessi con la mano sinistra. Jhumpa Lahiri.

                                                                       Jhumpa Lahiri

Una quindicina di anni fa si prevedeva un futuro prossimo in cui in Italia sarebbero comparsi scrittori per cui l'italiano sarebbe stata una lingua acquisita, cosa che succede già da tempo in Inghilterra, Francia, negli Stati Uniti eccetera.
In Italia questo meccanismo pare ritardare.
Jhumpa Lahiri però rappresenta questa minoranza in maniera significativa. 
Scrittrice americana di origini indiane, Jhumpa Lahiri dal 2012 al 2014 ha vissuto in Italia e nel 2015 è uscito In altre parole, un libro in cui racconta il suo rapporto con l'italiano, scritto direttamente in italiano.
Jhumpa Lahiri ha vinto il Premio Pulitzer e ha scritto dei bei romanzi, ma quello che colpisce in In altre parole, oltre alla scrittura fluida e scorrevole, è il modo di raccontare il suo amore per l'italiano, il percorso di apprendimento, fino ad arrivare alla forma scritta. 
E' interessante comprendere i meccanismi di apprendimento di una lingua straniera, il disagio davanti a un universo che ogni giorno sembra sempre più irraggiungibile e di esaltazione per l'acquisizione di un avverbio, pur con la consapevolezza che probabilmente quell'avverbio non si userà mai.


"Leggere in un'altra lingua implica uno stato perpetuo di crescita, di possibilità. So che il mio lavoro, da apprendista, non finirà mai".

Fino al punto in cui però, per caso, si comincia addirittura a scrivere.

"Il sabato dopo essere arrivata (a Roma), [...] apro il mio diario per scrivere le nostre disavventure. Quel sabato faccio qualcosa di strano, inaspettato. Scrivo il diario in italiano. Lo faccio in modo quasi automatico, spontaneo. Lo faccio perché quando prendo la penna in mano non sento più l'inglese nel cervello. In questo periodo tutto mi confonde, tutto mi turba, cambio la lingua in cui scrivo. Inizio a raccontare, nel modo più impegnativo, tutto ciò che mi mette alla prova.
Scrivo in un italiano bruttissimo, scorretto, imbarazzante. Senza controllo, senza dizionario, soltanto d'istinto. Vado a tentoni, come un bambino, come una semianalfabeta. Mi vergogno di scrivere così. Non capisco questo impulso misterioso che sbuca dal nulla. Non riesco a smettere.
E' come se scrivessi con la mano sinistra, la mia mano debole, quella con cui non devo scrivere. Sembra una trasgressione, una ribellione, una stupidaggine".

(Jhumpa Lahiri, In altre parole, Milano, Guanda, 2015)

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