6 aprile 2017

Chi è un biblioterapeuta? Le parole degli altri, di Michaël Uras




Su un articolo di Cosmopolitan, Libri da leggere assolutamente in aprile, Gabriella Grasso consiglia Le parole degli altri, di Michaël Uras.
E' un libro che parla di libri, il protagonista infatti è un biblioterapeuta, una persona che cura i mali delle persone attraverso la lettura.

Qualche tempo fa, prima che il romanzo venisse pubblicato in italiano (con la traduzione di Francesco Graziosi), avevo chiacchierato con Michaël sul suo modo di scrivere. Ho pensato di riproporre la conversazione, ora che magari qualcuno ha letto o sta per leggere il suo libro.


Hai scritto tre libri, sei professore di francese alle medie e hai due figli. Quando trovi il tempo per scrivere e come ti organizzi?

Scrivo quando posso e non sempre è facile. D
ovrei dire che la sera, quando tutti dormono, mi getto sul computer per scrivere, ma le cose non sono così scorrevoli. Sovente dopo una giornata di lavoro sono assolutamente incapace di scrivere una riga. Ho solo un desiderio: dormire! Questo per dire che scrivo senza calendario, senza orari fissi. Come un amatore.

Il tuo primo romanzo, Io e Proust, è un libro allegro e arguto sulla figura di Proust. Si sa che La Recherche è un'opera immensa sulla quale è già stato scritto enormemente. 
Come hai gestito gli infiniti saggi su Proust prima di lavorare al tuo romanzo? Come hai preparato la scrittura del tuo Io e Proust?

Fin dall'adolescenza ho letto moltissimo Proust e la sua critica. Avevo ingurgitato abbastanza materiale per potermi prendere gioco (senza cattiveria) degli pseudo specialisti ossessionati da Proust.


Io e ProustChercher Proust in originale, è stato pubblicato da Voland. Come è andata, come hai avuto questa possibilità?

Ho cercato personalmente un editore in Italia. All'inizio non avevo nessun contatto. Ho usato moltissimo facebook per cercare degli editori, dei traduttori. Poi ho incontrato, per caso, Giuseppe Grimonti Greco, specialista di Proust e traduttore. Mi ha aiutato molto nella relazione con le case editrici. Senza di lui non ci sarebbe stata la versione italiana di Chercher Proust. E nemmeno senza l'aiuto di Giacomo Melloni del resto. Anche lui è stato indispensabile, ha proposto il libro a Voland.
Oggi, con Préludes (il mio nuovo editore) non mi occupo per niente dei diritti all'estero. E per fortuna, perché è una cosa che prende molto tempo.
Il mio nuovo romanzo, Aux Petits mots les grands remèdes, uscirà in Italia per Editrice Nord, in Repubblica Ceca e in Corea del Sud.

Il tuo secondo romanzo, Nos souvenirs flottent dans une mare poisseuse, è più intimista. Racconta le tue origini italiane, il tuo rapporto con la famiglia, il passato. 
Che cosa è cambiato, per quanto riguarda la scrittura, tra il primo e il secondo romanzo? Quali sono le differenze tra una storia di finzione e una autobiografica?

Non so se i due scritti siano davvero diversi. Non sono il narratore di Io e Prust e nemmeno quello di Nos souvenirs flottent dans une mare poisseuse, eppure sono molto vicino a entrambi. La differenza tra i due si basa soprattutto sulla struttura. Io e Proust è un romanzo costruito logicamente, con una struttura temporale rassicurante (c'è un inizio, uno sviluppo e una fine) invece Nos souvenirs è un'anarchia narrativa. All'inizio avevo scritto un testo cronologico. Poi, alla fine, ho deciso di spaccare il testo. Come un vetro scaraventato a terra. I pezzi sono andati da tutte le parti. Volevo avvicinarmi all'idea di realismo magico che sfioro nel testo. Un universo in cui tutto è possibile, anche l'incredibile. Il padre diventa figlio e viceversa, per esempio. I narratori si mescolano.




Aux petits mots les grands remèdes, uscito a settembre 2016, è il tuo terzo romanzo. Il protagonista è un biblioterapeuta che cura il malessere delle persone attraverso i libri. Pensi che anche la scrittura possa essere una sorta di terapia?

Sì, lo penso. Ne sono la prova vivente. Sono cresciuto con i libri e credo che mi abbiano tirato fuori da parecchi fastidi. Ma non sono un biblioterapeuta, solo un romanziere.

Infine, vuoi raccontare il tuo percorso, dall'iniziale ricerca di un editore nel 2012, fino a oggi? Cos'è cambiato?

Ho cominciato in una piccola casa editrice indipendente, Christophe Lucquin Editions.  E' stato un lavoro da formica. Bisognava fare di tutto per esistere, farsi conoscere dai lettori. Tutto senza pubblicità, senza contatti con la stampa. Solo con un po' di audacia e follia a volte. Ho tormentato giornalisti, librai, ma era indispensabile. Non c'erano altre soluzioni per far leggere il mio romanzo. E se oggi hanno un ricordo spiacevole delle mie mail e telefonate non hanno capito la mia volontà dell'epoca di vedere esistere il mio primo romanzo, Io e Proust. Non l'avevo scritto per lasciarlo finire al macero.

Michaël Uras

Michaël Uras è nato nel 1977. Ha pubblicato Chercher Proust (finalista al Prix de l'inaperçu 2013), tradotto in italiano Io e Proust (Voland Edizioni), Nos souvenirs flottent dans une mare poisseuse, (Christophe Lucquin Editions) e Aux petits mots les grands remèdes (Préludes Editions), tradotto in italiano da Nord Edizioni, Le parole degli altri.

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