3 febbraio 2017

Sulla traduzione, Giulio Einaudi

Giulio Einaudi

Cominciamo con lo stabilire che tradurre è in sé un fatto creativo importantissimo. Con parole che condivido, in un recente convegno sulla traduzione, Luciano Foà ha parlato di "quella benedetta, pungolante insoddisfazione per la propria inadeguatezza di fronte al testo originale che dovrebbe covare nell'animo del traduttore e che è fonte di un lavoro ben riuscito". E ha richiamato i critici a pronunciarsi sull'adeguatezza o meno delle traduzioni, mentre il più delle volte, pur trovandosi di fronte un testo straniero che vive nella nostra lingua, non spendono una parola sulla qualità della traduzione. E' vero, troppa gente pensa di saper tradurre, e gli editori sono complici oggettivamente di questa mentalità quando non si preoccupano di retribuire in modo adeguato il lavoro di qualità. Chi traduce dovrebbe invece poter dignitosamente vivere di questo, come appunto già pensava Pavese, sempre lucido sulle questioni editoriali.

(Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Torino, Einaudi, 2007)

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