27 febbraio 2017

Squarci, di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò

Per sei settimane, ogni lunedì un estratto di Squarci, romanzo inedito di Simona Dimitri.
Il progetto e il percorso di Simona sono raccontati qui.
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Squarci
di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò


L’amicizia con la signora Beaujolais s’intensificò giorno dopo giorno. Il giovedì pomeriggio, che la macelleria era chiusa, e i fine settimana ormai li passavamo sempre con loro. 
Nonostante avessero una casa simile a un museo, loro vivevano nella stanza antistante l’ingresso, quella dove riponevano la macchina, nel box auto insomma. Per non sporcare. 
C’era un’altra cucina in formica bianca con la vernice sbeccata in alcuni punti e le ante cadenti, un tavolino e le sedie in plastica, rovinate dall’utilizzo. Ci ricevevano sempre là dentro. 
La signora Beaujolais era maniaca della pulizia.

Quando arrivò l’estate andammo al mare tutti i pomeriggi e in uno di quelli, mentre i miei genitori facevano delle partite a carte con la signora Beaujolais e il marito, notai dei movimenti imbarazzanti.

La commarella era la figlia prediletta della signora Beaujolais. L’unica. Aveva quattordici anni. La sua pelle era molto delicata e la proteggeva con le creme mentre prendeva il sole sdraiata sull’asciugamano. 
Io giocavo con le mani nella sabbia ma il culo e i piedi sul telo. Avevo la fobia dell’immondizia che si trovava confusa tra i granelli. 
Alzai gli occhi perché nonostante fossi in compagnia mi sentivo sola. Sempre. 
Vidi il piede di mio padre vicino alle gambe svaccate di mia madre. Con il suo alluce giocava con quello che c’era nelle mutandine del costume di lei. Rimasi a guardare turbata, ma non se ne accorsero.

Poi il pomeriggio successivo andammo a casa della signora Beaujolais. Eravamo sempre lì. Allora raccontai alla commarella l’episodio e lei mi disse che non si era accorta di niente. Coinvolse anche sua madre nella conversazione. Lei al contrario della figlia aveva visto.

La commarella mi disse di seguirla in cameretta che doveva mostrarmi un vestito nuovo.
- Quello che hai visto tra i tuoi genitori sono cose che succedono tra adulti.
- Senti, che significa fare l’amore? Ne sento sempre parlare.
- Fare l’amore vuol dire amarsi a livello fisico.
Non capivo cosa centrasse l’alluce di mio padre con l’amore. Però ebbi vergogna a dirle che non avevo capito niente.
Appena tornai nella cucina con le sedie di plastica davanti a mia madre e alla signora Beajolais dissi:
- Adesso anche io so tutto del sesso, me lo ha spiegato la mia commarella.
- E cosa ti ha raccontato? Mi chiese la signora Beaujolais.
- Come si fa l’amore.


Fotografia di Alessandra Calò

Alessandra Calò crea opere al confine tra fotografia e arte contemporanea, sperimenta nuovi linguaggi e si avvale della tecnica dell’appropriazione per un recupero memoriale. Le sue opere scavano nel passato per tentare un dialogo col presente, un tempo in cui tutti hanno la possibilità di esistere nella forma di esseri senzienti, fantasmi o prefigurazioni.


Qui una conversazione con il Cantiere di Scrittura sulla sua maniera di raccontare le storie.

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