20 febbraio 2017

Squarci, di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò

Per sei settimane, ogni lunedì un estratto di Squarci, romanzo inedito di Simona Dimitri.
Il progetto e il percorso di Simona sono raccontati qui.
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Squarci
di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò


Nicola quella mattina si svegliò alle cinque e mezza, si infilò i pantaloncini, le scarpe da ginnastica rosse con i buchi e una maglietta bianca impolverata del giorno prima. 
Fece colazione con una tazza di latte e caffè e poi la mise nel lavandino piena d’acqua per non farla incrostare. 
Con la vespa andò fino in macelleria e là passò a prenderlo il marito della signora Beaujolais.

Io mi svegliai con calma alle otto, feci la mia colazione, lavai le nostre tazze, poi rassettai la stanza. Aprii la finestra per cambiare l’aria satura del nostro odore, spiegazzai le lenzuola e sistemai il copriletto di Nicola che durante la notte era caduto per terra. Andammo a fare la spesa, con mia madre. Al ritorno passammo a prendere la zia Maria e mentre loro preparavano il pranzo io mi misi a leggere in veranda. Mio cugino Cesare giocava con la pista elettrica di Nicola.

Mio padre mi aveva detto di attaccare la pompa per rimpiazzare quell’acqua che con i nostri tuffi aveva straripato e si era dispersa. Ogni dieci giorni circa bisognava ritoccare il livello. 
Lasciai il libro sul tavolino e andai nel box per pigiare il pulsante rosso.
Tornai in veranda.

- Sei andata ad attaccare l’acqua? Mi chiese mia madre.
- Sì.
- Guarda che si è staccata, non sento rumore.
Lasciai di nuovo il libro e tornai a riattaccare la pompa.
Mentre salivo su per le scale vidi che il cancello elettrico si stava aprendo.
- Arriva qualcuno? Chiesi alla zia Maria.
- Rosà sta arrivando qualcuno? Chiese la zia a mia madre. Lei guardò l’ora, erano circa le undici e mezza e né mio padre né Nicola stavano per tornare.
Mia madre andò in salotto, aprì la porta che si affacciava sulla piscina e diede il comando al cancello elettrico di chiudersi.
- Guarda che la pompa si è di nuovo spenta, mi disse.
La zia Maria mi accompagnò.
- Qual è il pulsante?
- Quello rosso serve per attaccarla e quello nero per spegnerla. E lei pigiò il tasto rosso.

Di nuovo il cancello si aprì.

- Che cavolo sta succedendo?
Facemmo di nuovo tutto daccapo. 
Andai in piscina a vedere se per caso il tubo era rimasto pizzicato da qualche parte, o per cercare di capire come mai la pompa si spegneva sempre.

Di nuovo il cancello si aprì.

- Senti, lascialo aperto, disse mia madre.
- Ma sì, tanto stiamo fuori noi, non credo che si infili qualcuno. Disse la zia.
- E la pompa?
- Quando arriva tuo padre vediamo.

Poi squillò il telefono. Mia madre si asciugò le mani allo straccio per andare a rispondere.
-Vado io, dissi.
Era mio padre. Aveva una voce insicura, insolita.
- Lo zio è arrivato? mi chiese.
In quel momento lo zio Antonio, il marito della zia Maria, metteva piede in casa.
Mio cugino Cesare si precipitò nelle braccia di sua madre.
- Zio vieni, c’è papà al telefono, e glielo passai.

Rimase al telefono solo qualche minuto poi tornò in cucina con le lacrime agli occhi.

- Che è successo?
- Nicola. Rispose lo zio.
Si misero in macchina e andarono via.

Io, la zia e Cesare rimanemmo a casa, aspettando notizie.
Pensammo a un incidente. La zia finì di preparare il pranzo, poi apparecchiò.
- Saranno ancora all’ospedale, disse. Erano le tredici e trenta e non avevamo sentito nessuno.
Poi io e Cesare mangiammo.
Cesare si mise nel letto di Nicola, guardò i cartoni animati e si addormentò.
Dopo un’altra ora finalmente arrivarono.
Mio padre spalancò la porta del salotto.
- Lo abbiamo perso. Urlò.


Fotografia di Alessandra Calò

Alessandra Calò crea opere al confine tra fotografia e arte contemporanea, sperimenta nuovi linguaggi e si avvale della tecnica dell’appropriazione per un recupero memoriale. Le sue opere scavano nel passato per tentare un dialogo col presente, un tempo in cui tutti hanno la possibilità di esistere nella forma di esseri senzienti, fantasmi o prefigurazioni.


Qui una conversazione con il Cantiere di Scrittura sulla sua maniera di raccontare le storie.

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