1 febbraio 2017

Paturnie di un sospirato scrittore. Le vignette di Mari Accardi

Disegno di Mari Accardi


Roald Dahl aveva una casa per scrivere ma non un tavolo.
Si era ispirato a Dylan Thomas, al capanno in cui aveva lavorato negli ultimi quattro anni di vita: una baracca di legno a Laugharne, affacciata sulla penisola di Gowar. Una specie di deposito per gli attrezzi che oggi si può trovare da Leroy Merlin. Ma il legno dipinto di celeste e bianco, le carte, i libri, la finestrina che dà sul mare, chiunque scriva vorrebbe un casotto come quello di Dylan Thomas. 
E di fatti nel 1950 Roald Dahl aveva fatto costruire un capanno in fondo al giardino della sua Gipsy House nel Buckinghamshire. 
Nel suo piccolo nido, come diceva lui, nel '61 ha cominciato a scrivere libri per l'infanzia. Il primo James e la pesca gigante era immaginato per i suoi cinque figli.

Leggendo i suoi romanzi, ricchi di elementi fantastici e surreali, non si direbbe che l'autore li scrivesse rispettando rituali consolidati. E invece.
Ogni mattina Dahl si sedeva su una vecchia poltrona beige. (Era stata della madre, l'aveva fatta restaurare per adattarsi alla sua schiena dolorante dopo l'incidente aereo ai tempi in cui era pilota della RAF). 
Poggiava i piedi su una valigia, e quando il tempo era umido copriva le gambe con un sacco a pelo. 
Una volta le gambe allungate prendeva un rotolo di cartone, ci sistemava sopra un ripiano di legno verde e tirava fuori i fogli. 
I fogli erano rigorosamente di protocollo e gialli. 
Quindi poteva cominciare a scrivere, sempre con matite HB.
Per quattro ore, ogni giorno.


Si dice che Roald Dahl avesse un pessimo carattere, iracondo, irascibile. Di lui Giorgio Manganelli disse "È uno degli scrittori più spassosi che conosca. E soprattutto è un malvagio. Più esattamente, è quello che si dice una carogna".
Fatto sta che rispettando il suo rituale, Roald Dahl ci ha regalato libri come Maltilde, La fabbrica del cioccolato, Le streghe, La magica medicina eccetera.



Mari Accardi è nata a Palermo. Ha pubblicato il libro Il posto più strano dove mi sono innamorata (Terre di Mezzo editore) ed è una delle 11 scrittrici dell'antologia Quello che hai amato (Utet) curata da Violetta Bellocchio. Suoi racconti sono apparsi su L'accalappiacani, Granta, Watt, Effe, Doppiozero, Abbiamo le prove, Colla, Toilet.

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