16 gennaio 2017

Sulle diverse stesure di un romanzo e il privilegio di vederlo cambiare

Overlove, di Alessandra Minervini, LiberAria Editrice

Quando ho fatto la sua conoscenza, Overlove era una ricerca, era quello che Alessandra Minervini stava cercando. 
C'erano passaggi oscuri, parti folgoranti, frasi pesanti, idee confuse e altre decisive. Ne parlavamo, con Alessandra, poi lei spariva per qualche tempo, e quando tornava Overlove era un'altra cosa. 
Faceva sempre così, rimetteva tutto in discussione, anche quello che funzionava, quello che suonava bene, quello che non c'era motivo di toccare, lei lo rimaneggiava. 
A un certo punto le ho consigliato di andare avanti, lasciando stare per il momento la prima parte, finire. Ma lei ogni volta rimetteva tutto sotto sopra. 
C'è stato un momento in cui ho pensato che in quel modo non sarebbe arrivata alla fine della storia. Non gliel'ho detto, era necessario che finisse e sapevo che l'avrebbe finita, a modo suo. 
E di fatti, per un anno non ci siamo sentite e un giorno mi ha scritto che aveva firmato il contratto di pubblicazione con LiberAria. 
Certe volte mi capita, vado in cucina e mi bevo un bicchiere per festeggiare, a distanza. L'ho fatto anche quella volta, gazzosa, in quel periodo mi erano vietate bevande alcoliche e spiritose. 
Poi Alessadra mi ha mandato la copia digitale. Era un momento che non so più cosa dovevo fare, ma non avevo il tempo per leggerlo, e forse non volevo nemmeno. Volevo il libro con i fogli di carta a quel punto.
Quando il libro è arrivato stavo leggendo Le Côté des Guermantes, non potevo abbandonarlo e ho aspettato qualche settimana ancora.
Da quando Alessandra mi ha detto che Overlove era finito, a quando l'ho letto, mi sembrava di aver ripreso i contatti con un vecchio fidanzato. Lo conoscevo a memoria ma sapevo che non sarebbe stato più lo stesso. Questo cambiamento lo speravo e mi spaventava. 
E alla fine una sera ho chiuso Proust, con Swann che stava male, forse l'ultima volta che l'avrei incontrato, e sono andata da Anna e Carmine. 
Overlove è diviso in tre parti.
La prima, La mancanza di presente. Mi ha rassicurato e destabilizzato. 
La mancanza di presente che avevo conosciuto io era oscura, densa, poetica, e poi c'era il passato di Anna, una storia con una bambola, una pubblicità.
Era ostico, io l'adoravo, ma per molti probabilmente sarebbe stato poco digeribile.
Ora la situazione rimane grosso modo la stessa, ma espressa con tale chiarezza e fluidità che giravo le pagine sorprendendomi della naturalezza con cui accadeva.
La seconda. La mancanza di passato. Ho ritrovato quello che conoscevo, ma quello che prima veniva fuori in maniera un po' ingiustificata, ora risulta inanellato, una cosa dopo l'altra, un personaggio dopo l'altro. 
E poi il gusto per tutti i messaggi nascosti che secondo me Alessandra ha lanciato nel romanzo. Non lo so, ma ho l'impressione che diversi passaggi abbiano dei destinatari ben precisi. Messaggi subliminali che vanno al di là della storia.
Infine la terza. La mancanza di futuro. Fino a questo punto, grosso modo, conoscevo la storia. Quello che non sapevo era la fine. O meglio, sapevo come sarebbe finita, sapevo più o meno l'ultima scena, ma non come ci sarebbe arrivata. 
E qui c'è stata la sorpresa. 
Fino a quel punto, tutto quello che si scostava dall'Overlove che conoscevo un pochino mi turbava, anche riconoscendo che così era meglio. Però mi mancavano certi passaggi omessi (dove erano finite le pinzette per le sopracciglia di Carmine? Perché sua figlia non era con lui al Festival? E i viaggi in treno di Anna?). Anche riconoscendo che probabilmente così era meglio, avevo una specie di nostalgia, e un po' la presunzione di condividere dei segreti con Anna e Carmine, qualcosa che noi soli sapevamo, e Alessandra, certo.
Ma la terza parte, la maniera in cui tutto si risolve, così tristemente romantico, sotto una leggera pioggia perturbante. 
Ritrovare un romanzo che amavo, così cambiato eppure medesimo, è stato come ritrovare un fidanzato del liceo anni dopo e desiderare di non perdersi più.
Ho perfino pensato che a volte dovrebbero farlo gli editori, proporre degli embrioni di romanzo ancora in lavorazione, magari degli autori più celebri.
Per i lettori il gusto di ritrovare lo stesso romanzo, ma cresciuto e compiuto, è enorme. O forse mi sbaglio, è una cosa capitata solo a me, solo con Overlove
Fatto sta che quando ho finito di leggerlo non ho voluto parlarne, nemmeno con Alessandra. Volevo solo stare in silenzio, in quel cortile con il cancello arrugginito, insieme a Carmine e a Tess, sotto la pioggia. Muti, perturbati, soli.

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