23 gennaio 2017

Squarci, di Simona Dimitri


Fotografia di Alessandra Calò


Per sei settimane, ogni lunedì un estratto di Squarci, romanzo inedito di Simona Dimitri.
Il progetto e il percorso di Simona sono  raccontati qui.

Squarci
di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò


Prologo


Ho fatto mattino. Uno di quelli tremendi al lavoro.
Ho le cuffiette ficcate nelle orecchie.
Ho bisogno di ascoltare “Figaro”.

Sono sfiduciata, stufa, stremata.
Il cielo è pulito.

Mi sono sfilata la casacca verde con lentezza e attenzione. Non volevo sporcarmi la faccia di sangue. Il sangue di Igor. Occhi grigi.
Insoliti.
Gli ho aperto le palpebre con forza per vedere meglio le pupille come erano. E quegli occhi. Non riesco a far finta di niente.
Oggi fa caldo e seduta sull’ultimo gradino della scalinata       dell’ospedale sto cercando di calmarmi.

Mi ricorda settembre, a Manduria.
Igor è precipitato dal terzo piano.

Sono entrata nella sala codici rossi, ho sistemato la barella, ho portato la borsa con i farmaci da frigo, ho rifatto il test al defibrillatore per sicurezza, ho controllato le lame per un’eventuale intubazione un’altra volta.

E ho aspettato.

La gente passa, i visi sono tesi o sorridono.
Ci sono tanti sanitari confusi tra le ombre. Hanno finito il turno anche loro. Igor è seduto accanto a me e mi guarda e non sorride.
- Che stupido sei stato!- 
La polizia non sa ancora cosa è successo. La finestra era aperta, uno sgabello vicino.
Paola, la mia collega, ha telefonato prima di arrivare con l’ambulanza e noi eravamo pronti, come quando in Grey’s
Anatomy sono tutti fuori che aspettano i casi più difficili.
Igor è stato il nostro caso stamattina.
Ora ho i suoi occhi davanti e anche quando chiudo i miei continuo a vederli, perché quando è arrivato in pronto soccorso erano aperti.
E lui vivo.
Paola lo ha raccattato in un cortile. Erano le sette e non c’era molta luce. Lo hanno caricato sulla barella.
- Hai male da qualche parte?- gli ha chiesto.
- Solo alle gambe- ha risposto.
- Che cosa è successo?- 
Lui ha ripetuto ossessivamente che voleva vivere.
Quando sono arrivati nella camera calda del pronto soccorso, dove si fermano le ambulanze e scaricano i pazienti, Igor mi ha detto:
- Mi salvi? Dimmi che mi salvi!-


                                        Fotografia di Alessandra Calò


Alessandra Calò crea opere al confine tra fotografia e arte contemporanea, sperimenta nuovi linguaggi e si avvale della tecnica dell’appropriazione per un recupero memoriale. Le sue opere scavano nel passato per tentare un dialogo col presente, un tempo in cui tutti hanno la possibilità di esistere nella forma di esseri senzienti, fantasmi o prefigurazioni.
Qui una conversazione con il Cantiere di Scrittura sulla sua maniera di raccontare le storie.


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