2 dicembre 2016

Il rigore delle matite. John Steinbeck


In questo video Thomas Steinbeck racconta il rapporto con le matite di suo padre, John Steinbeck

L'altro fine settimana Mari Accardi è passata da Marsiglia e mi raccontava della sua nuova casa, del fatto che forse non c'è lo spazio per un tavolo da disegno.  
L. le suggeriva di andare in biblioteca, ma Mari diceva che non è pratica la biblioteca, con tutte le matite. 
Lì per lì mi pareva un po' un pretesto. Poi mi ha mandato la vignetta su Steinbeck, sono andata a approfondire e ho capito l'importanza che possono avere le matite.




Nel 1939 Steinbeck aveva 37 anni e pubblicava il suo quinto romanzo, The Grapes of Wrath (Furore, in italiano). 

Tra il '39 e il '40 Furore aveva venduto quattro milioni e mezzo di copie, reso a Steinbeck 75.000 dollari dell'epoca, vinto il premio Pulitzer, ed era stato adattato per il cinema da John Ford vincendo due Oscar. 
Tutto questo era costato all'autore sei mesi di lavoro e sessanta matite.
Quel romanzo, che si intitola Furore, che ha fatto tanto scalpore all'epoca, oggi tradotto praticamente in ogni lingua con centomila copie vendute l'anno in tutto il mondo, venne scritto a matita. 


Furore, manoscritto

Nessun battito impetuoso sui tasti della macchina da scrivere, nemmeno un grasso tratto di stilografica gocciolante. Niente. Steinbeck ha scritto il suo romanzo con una calligrafia piccolissima, leggera, senza troppe cancellature, e a matita. Una Blackwing 602, anzi, sessanta Blackwing 602.
Steinbeck in effetti aveva una mania per le matite. 
Dovevano essere nere, da cima a fondo, con la punta sempre dura e affilata. 
Il figlio Thomas ha raccontato che suo padre non tollerava una variazione nella punta della matita e allora si organizzava in anticipo. 
Ogni giorno, prima di cominciare a scrivere, Steinbeck temperava ventiquattro matite e le sistemava a punta in su in una scatola accanto a un'altra identica, ma vuota. 
Ogni matita poteva scrivere quattro o cinque righe, poi passava nella scatola vuota per essere sostituita da una nuova matita, in automatico, senza perdere del tempo. Quindi, una volta finita la ventiquattresima matita, riprendeva l'operazione dall'inizio. 
E in quella maniera, senza distrazioni, Steinbeck scriveva grosso modo 120 righe senza interruzioni, cinque, sei pagine grosso modo. Poi faceva la sua pausa per temperare le matite e ricominciava.
A forza di ventiquattro matite alla volta, il 31 maggio del '38 aveva cominciato la stesura di Furore e appena sei mesi dopo, il 26 ottobre, uno dei suoi romanzi più importanti era bello che finito.


Ora la Blackwing, in collaborazione con John Steinbeck, ha creato un modello di matita, la Blackwing 24, in onore dello scrittore. Si può trovare qui.

Nessun commento: