6 dicembre 2016

Alla ricerca del tempo perduto


Mi veniva in mente quando ai primi di dicembre cominciavano a arrivare pandori e panettoni. 
Le volte che ero malata, giornate bellissime, in cui tutti andavano a lavorare e io stavo coricata sul tavolo della cucina a guardare Super Viky, la temperatura magari a trentotto, nessuno a dirmi niente, fai questo fai quello, quelle mattine, una fetta per volta, mi mangiavo un pandoro intero.
Così ogni volta che arriva dicembre mi torna alla mente questo dolce ricordo, e da quando sono in Francia ha una forza ancora maggiore siccome il pandoro non si trova o se si trova può essere ad agosto e costare trenta euro. 
E insomma, quest'anno il 4 dicembre sono arrivata in Italia e sono andata a comperarmi un bel Melegatti. Ho passato la giornata aspettando l'indomani, il momento  della colazione per sparpagliare sopra lo zucchero. 
Poi finalmente l'indomani è arrivato e avrei perfino cercato Super Viky se avessi avuto la televisione. Ho preparato il tè, sistemato tutto, tagliato la prima fetta, ma niente. Nessun effetto madeleine.
Il pandoro è troppo dolce e dopo neanche mezza fetta ho lasciato perdere. 
Allora sono andata nella mia stanza a guardare i libri. C'è un ripiano dedicato ai sudamericani, li leggevo tanto all'università. Stavo per prendere L'autunno del patriarca, di Marquez, mi pare di non averlo ancora letto. 
Ma ho temuto l'effetto Melegatti, l'ho rimesso a posto e sono tornata da Proust.

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