23 novembre 2016

Sulla gioia di scrivere, Ernest Hemingway

Ernest Hemingway

A otto anni ero innamorata di Mark Landers, di Olly e Benji, a venti di Hemingway. 

Col tempo li ho dimenticati, come altri amori incontrati negli anni. Ma quando mi capita di ritrovarli qualcosa si smuove.

Questo libro (Addio alle armi) è stato scritto a Parigi, Francia; a Key West, Florida; a Piggott, Arkansas; a Kansas City, Missouri; a Sheridan, Wyoming; e la prima stesura è stata finita vicino a Big Horme nel Wyoming. E' stato incominciato nei primi mesi dell'inverno del 1928 e la prima stesura è stata finita nel settembre dello stesso anno. E' stato riscritto nell'autunno e nell'inverno del 1928 a Key West e la stesura finale è stata finita a Parigi nella primavera del '29.
Mentre scrivevo la prima stesura il mio primo figlio Patrick nacque, partorito a Kansas City mediante taglio cesareo, e mentre la riscrivevo mio padre moriva suicida a Oak Park, Illinois. Non avevo ancora trent'anni quando terminai il libro e il giorno che uscì fu il giorno del crollo in borsa. Ho sempre pensato che mio padre avrebbe potuto aspettare questo avvenimento, ma, forse, aveva premura. Non voglio formulare giudizi perché volevo molto bene a mio padre.
Ricordo tutte queste cose che accaddero e tutti i luoghi dove abitammo, e i bei momenti e i brutti momenti di quell'anno. Ma soprattutto ricordo di aver vissuto nel libro e di aver inventato ogni giorno ciò che vi accadeva. Inventando il paese e la gente e le cose che accadevano ero più felice di quanto lo fossi mai stato. Ogni giorno leggevo il libro dal principio al punto dov'ero arrivato a scrivere, e ogni giorno smettevo che andava ancora bene e sapevo che cosa sarebbe successo poi. 
Il fatto che il libro fosse tragico non mi rendeva infelice perché ero convinto che la vita è una tragedia e sapevo che può avere soltanto una fine. Ma accorgersi che si era capaci di inventare qualcosa; di creare con abbastanza verità da esse contenti di leggere ciò che si era creato; e di farlo ogni giorno che si lavorava era qualcosa che procurava una gioia maggiore di quante ne avessi mai conosciute. Oltre a questo nulla importava.

(Ernest Hemingway, prefazione di Addio alla armi, Cuba, 30 giugno 1948)

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