14 novembre 2016

Sul racconto. Giorgia Antonelli, editrice di LiberAria

Giorgia Antonelli, LiberAria Editrice

In Italia si è diffuso il pernicioso luogo comune per cui il racconto sia una specie di letteratura minore, una tappa obbligata, una palestra narrativa necessaria per uno scrittore prima di scrivere un romanzo, e che dunque la forma racconto sia una specie di diminutio letteraria che i lettori non gradiscono particolarmente. Non c’è niente di più falso. Il racconto è, appunto, nient’altro che una delle forme che una narrazione può assumere. Cresciamo con i racconti: le favole non sono altro, e questo non ci ha mai impedito di considerarle storie compiute, benché brevi. La brevità è una caratteristica, non un limite. Quando abbiamo fatto la riunione di redazione per decidere la nostra linea editoriale, ricordo che abbiamo discusso a lungo sui racconti, proprio per questa loro presunta difficoltà di vendita. È indubbio che siano più complessi da comunicare del romanzo e della sua trama, perché si parla di suggestioni e riferimenti, ed è questo, forse, che li rende davvero più “deboli” sul mercato rispetto ai romanzi, ma all’epoca mi sono rifiutata di escluderli dalla linea editoriale anzi, prima che uscissero i nostri romanzi cartacei, LiberAria ha esordito con I Singolari, una trilogia di racconti per autore, che desse idea del loro universo narrativo. Li ho voluti fortemente, i racconti, perché, da lettrice onnivora, non ho mai fatto distinzione tra forme letterarie: la letteratura è letteratura, e la sua grandezza non può essere misurata dal numero di pagine...
Inoltre ho sempre considerato il racconto una forma estremamente moderna del narrare, e forse in questo nuovo millennio lo diventerà ancora di più, abituati come siamo a leggere nei ritagli di tempo, in metro, in treno, sullo smartphone, sui blog. Il racconto è perfetto, per questo: appaga in poco tempo la nostra sete di storie.

(Giorgia Antonelli, intervista di Giovanni Turi, Vita da editor, 12 luglio 2016)

L'articolo integrale si può leggere qui.

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