11 ottobre 2016

Quando Čechov scriveva stupidaggini. Fëdor Sologub

Fëdor Sologub

"Avete letto L'uomo nell'astuccio di Čechov?" domandò. "Vero che è acuto?"
Siccome con questa domanda si era rivolta direttamente a Volòdin, egli sorrise amabilmente e domandò:
"Che cos'è: un articolo o un romanzo?"
"Un racconto" spiegò Nadèzda Vasìlievna.
"Del signor Čechov, avete avuto la compiacenza di dire?" s'informò Volodìn.
"Sì, di Čechov," disse Nadèzda Vasìlievna e sorrise.
"Dove si trova?" s'incuriosì ancora Volodìn.
"Sulla Rùsskaja Mysl," rispose gentilmente la signorina.
"In quale numero?" domandò ancora Volodìn.
"Non mi ricordo bene, in un numero di quest'estate," sempre gentilmente ma con un certo stupore rispose Nadèzda Vasìlievna.
Alla porta si affacciò il piccolo ginnasiale.
"E' stato pubblicato sul numero di maggio," disse, tenendosi con una mano alla porta e rimirando la sorella e gli ospiti con i suoi allegri occhi celesti.
"Per voi è ancora troppo presto per leggere i romanzi," disse arrabbiato Peredònov, "studiare si deve, e non leggere storie scabrose."
[…]
Il ginnasiale si accigliò e disparve.
[…]
E intanto, nel salotto, Volòdin consolava la padrona di casa con la promessa di procurarsi senz'altro il numero di maggio della Rùsskaja Mysl e di leggervi il racconto del signor Čechov. Peredònov stava a sentire con un'evidente espressione di noia sulla faccia. Finalmente disse: "Neppure io l'ho letto. Io non leggo stupidaggini. Nei racconti e nei romanzi scrivono sempre stupidaggini".
Nadezda Vasìlevna sorrise gentilmente e disse:
"Voi giudicate troppo severamente la letteratura contemporanea. Oggi si scrivono anche buoni libri."
"Tutti i buoni libri li ho già letti," dichiarò Peredònov.
"Non mi metterò certo a leggere quel che fabbricano adesso".
Volòdin guardava Peredònov con profonda stima. Nadèzda Vasìlievna sospirò leggermente e, non potendo far altro, si mise a cicalare e pettegolare come meglio sapeva. 

(Fëdor Sologub, Il demone meschino, Milano, Garzanti Editore, 1965)

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