7 ottobre 2016

Che cos'è la poesia. Marco Rossari

Fotografia di Alessandro Baccara

Che cos'è la poesia? Forse sarebbe meglio mettere mano al vocabolario. Qualche tempo fa ho dato un'occhiata alla definizione dello Zingarelli, il primo dizionario che avevo sotto mano. Si sa, poesia deriva da poiein, ovvero "fare". (Altro che essere un poeta! "Cosa fai nella vita?". "Faccio il poeta, perdio"). La prima definizione è quella classica: "Arte e tecnica di esprimere in versi, con estrema attenzione all'aspetto fonico, ritmico e timbrico del linguaggio, esperienze, idee, emozioni, fantasie" eccetera. La seconda e la terza alludono alla "Produzione poetica di un singolo autore, di una corrente, di una nazione" eccetera (la p. di Leopardi eccetera) e di un "Singolo componimento in versi, spec. di breve estensione". Alla quarta c'è "Forma metrica". Ma è solo alla quinta definizione che arriviamo al cuore delle cose. E cioè al primo significato estensivo. "Senso di elevata tensione spirituale che si può manifestare in qualsiasi opera d'arte". Esempio: "la p. di certe inquadrature cinematografiche". Alla sesta sbraca del tutto: "Capacità di muovere l'animo e di suscitare emozioni, sentimenti, fantasie". Esempio: "la p. dell'alba sul mare". Ma anche la "Capacità di una persona di provare in alto grado emozioni". Esempio: "Giovani senza p.". Gran finale con la settima definizione: "Evasione dalla realtà, abbandono a sogni e utopie". L'esempio più fulgido: "Lascia perdere, questa è solo p.".
Ormai l'abbiamo capito: i significati figurati hanno sopraffatto quelli meno generici. E' per questo che, tra le altre cose, quando ha saputo della mia attività carbonara Angelino ha osservato: "Ma allora sei un tenerone". Però ho forti dubbi sulla poesia "dell'alba dul mare": l'ultima volta che io e Angelino abbiamo invitato due ragazze in spiaggia di notte, lui ha commentato (con scarsa p.): "Ottimo, si tromba".

(Marco Rossari, L'unico scrittore buono è quello morto, Roma, Edizioni e/o, 2012)

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