6 settembre 2016

Sui tagli in un racconto

 

Tempo fa Renato Barilli mi ha invitato a partecipare all'iniziativa RicercaBO Laboratorio Nuove Scritture proponendomi di scrivere un racconto.
Mi ha fatto molto piacere, soprattutto era l'occasione per mettere giù una storia che avevo in testa da un po' di tempo e sempre rimandavo.
Stranamente avevo già in mente la frase di inizio, il finale, perfino il titolo, che di solito non trovo mai. 
In tre giorni ho scritto il racconto. 
Ho lasciato passare una settima, l'ho riletto e non funzionava. Ho corretto, maneggiato, riscritto per due mesi le stesse dieci pagine. Il racconto continuava a non girare.
Poi a fine agosto è arrivata una mail di Barilli in cui ricordava il termine per mandare i testi e precisava il numero di battute, diecimila.  Informazioni che aveva già dato ma non avevo preso in considerazione.
Sono andata a vedere il mio racconto, erano diciottomila.
Subito ho pensato di fregarmene, lasciarlo com'era, giusto sistemare la forma dove non suonava.
Poi ne ho parlato con S. e Claudio Salvi, tutti e due mi han consigliato di abbreviarlo un po', nel possibile.
Allora ho salvato una seconda copia e mi sono messa a tagliare. 
Si trattava soprattutto di divagazioni, storture, poi poco per volta alcuni blocchi si sono ribaltati, passaggi interi saltati, un personaggio eliminato. 
Alla fine il racconto ha preso la sua strada, e con settemila battute di meno mi pare corrisponda a quello che avevo in mente.

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