15 settembre 2016

Promettere di diventare più ragionevoli, ovvero meno saggi. Proust


Se almeno avessi potuto cominciare a scrivere! Ma quali che fossero le condizioni in cui mi mettevo all'opera (smettere di bere alcol, andare a dormire presto, dormire, comportarmi bene), che fosse con trasporto, con metodo, con piacere, privandomi di una passeggiata, rimandandola e riservandola come ricompensa, approfittando di un'ora di buona salute, sfruttando il riposo forzato di un giorno di malattia, quello che veniva sempre fuori dai miei sforzi era una pagina bianca, vergine, ineluttabile come quella carta che in certe partite si finisce fatalmente per pescare, in modo che probabilmente si ingarbuglia il gioco. Non ero che lo strumento delle abitudini di non lavorare, non andare a dormire, non dormire, che dovevano realizzarsi a ogni costo; se non mi opponevo, se mi accontentavo del pretesto che gli offriva quel giorno per lasciarle agire, me la cavavo senza troppo dispiacere, riposavo qualche ora alla fine della notte, leggevo un po', non facevo troppi eccessi, ma se volevo contrariarle, se pretendevo di entrare nel mio letto, bere solo dell'acqua, lavorare, loro si irritavano, ricorrevano a grandi mezzi, mi rendevano completamente malato, ero obbligato a raddoppiare la dose di alcol, non andavo a letto per due giorni, non potevo nemmeno più leggere, e mi promettevo per la prossima volta di essere più ragionevole, ovvero meno saggio, come una vittima che si lascia vincere dalla paura, se resiste, di essere assassinata.

(Marcel Proust, Le Côté de Guermantes, Paris, Le Livre de Poche, 1992)

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