2 agosto 2016

La scelta del titolo. Dialogo tra autore e protagonista.

Saha Sokolov

Tutto fa pensare che la narrazione si stia avvicinando alla fine ed è venuto il momento di decidere il titolo da mettere in copertina. Caro autore, io chiamerei il suo libro LA SCUOLA DEGLI SCIOCCHI: sa, c'è una scuola per i pianisti, una scuola per i suonatori di Barracuda, perciò chiamiamolo LA SCUOLA DEGLI SCIOCCHI tanto più che il libro non è solo su di me, o su di lui, l'altro, ma su tutti noi, considerati insieme, scolari e insegnanti, non è vero? E' vero, alla storia prendono parte diverse persone della vostra scuola, ma mi sembra che se lo intitoliamo LA SCUOLA DEGLI SCIOCCHI, qualche lettore si chiederà perché LA SCUOLA, se il racconto riguarda solo due o tre scolari?
Dove sono gli altri, dirà. Dove sono tutti quei giovani personaggi, sorprendenti nella loro varietà, di cui oggi le nostre scuole sono così ricche! Non si preoccupi, caro autore, ma avverta i suoi lettori, dica loro che lo scolaro tal dei tali le ha chiesto di informarli che tutta la suola, tranne noi due, e forse Rosa Ventosa, non c'è nessun altro di interessante, non c'è nessuna sorprendente varietà, tutti sono orribilmente stupidi, spieghi che Ninfea ha voluto che lei scrivesse solo su di lui perché è solo su di lui che saprebbe scrivere, in quanto lui vale più degli altri ed è più intelligente, anche Perillo lo riconosce, quindi se si vuol parlare della scuola degli sciocchi, basta parlare dello scolaro tal dei tali e in un istante tutto sarà chiaro, e, inoltre, perché si preoccupa di quello che dicono e pensano gli altri, dopo tutto il libro è il suo, caro autore, lei ha il diritto di fare quello che vuole con noi eroi, e con il titolo.

(Saha Sokolov, la scuola degli sciocchi, Milano, Salani Editore, 2007)

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