7 agosto 2016

Sulla geografia


Sta mattina parlavo con O. e mi chiedeva di spiegargli cosa avrebbe imparato a scuola da più grande. 
Allora gli raccontavo la matematica, il francese, l'inglese, la storia.
La storia l'ha lasciato un po' perplesso, ma la questione dei cavalieri e il medioevo gli ha chiarito le idee. 
Poi è arrivata la geografia.
- Cos'è la geografia?
- Studierai la Germania, la Cina, l'Italia, la Russia...
- Ma possono venire anche le mamme?
- Dove?
- A fare la geografia.
- No, perché?
- Voglio che vieni anche tu in Germania, Cina, Italia e Russia. 
- Se è così d'accordo. Andiamo tutti a fare la geografia.

E poi mi è venuto in mente un pezzetto di La scuola degli sciocchi, di Sasha Sokolov, dove si parla di un professore di geografia.

Nelle dacie vicino alla mia mi chiamano banderuola e sventato, ma ditemi è così brutto passare per uno sventato, soprattutto se si è un geografo? Perché un geografo dev'essere uno sventato, la sventatezza dev'essere la sua specialità - non è così, miei giovani amici?[…]
Perciò vivete con il vento, giovani: un po' più di complimenti alle signore, molta musica, sorrisi, gite in barca, vacanze, tornei cavallereschi, duelli, partite a scacchi, esercizi di respirazione e altre piccole cose. E se mai qualcuno vi chiamasse sventati, diceva Norvegov, scuotendo così forte la scatola dei fiammiferi che si sentiva il rumore per tutta la scuola, non prendetevela a male: non è una cosa tanto brutta.

(Sasha Sokolov, La scuola degli sciocchi, Milano, Salani Editore, 2007)

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