30 luglio 2016

Velibor Čolić, memoria, scrittura e jazz

                                              Velibor Čolić, fotografia di Jean-Luc Bertini

La memoria parla una lingua straniera di cui non comprendiamo tutti i segni. Per questo i nostri giudizi e la nostra percezione della verità sono molto incerti. Ecco perché è consigliabile trattare i nostri ricordi con lo stesso stupore, la stessa prudenza o la stessa paura che i nostri sogni. 
Manuel d'exil può anche funzionare nel registro musicale: in un certo senso tra il jazz modale e il blues, tra un bemolle universale e qualche nota più leggera...
E' un libro acustico, senza tamburi militari, dove si può sentire, spero, tutta la gamma delle emozioni umane. Né più né meno, ma ad altezza d'uomo. Ed è già enorme. 
Per accompagnare la lettura di Manuel d'exil vi consiglio, diciamo, Monk's Dream, sublime album dell'unico Thelonious Monk.

(Velibor Čolić, intervista di Thierry Guichard, Le matricule des anges, n.174 juin 2016)

Su Manuel d'exil si può leggere qui.

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