26 luglio 2016

Non scritto, di Claudio Salvi

Claudio Salvi presenta dei lavori di scrittura e immagine, ma queste premesse possono essere disattese.


in treno per viterbo. 

la storta – un parcheggio di ghiaia con un capannone in fondo, poche persone. un ragazzo scende e cammina accanto al treno. 
ferrovia contornata di fiori. campagna collinare ecc. case brutte come nelle piccole città. 

stazione dell'olgiata – piante chiudono la vista, oleandri – prima di arrivare un edificio in costruzione sulla sx grigio e grande con una torretta in cima (condominio).

una strada tra i campi e capannone agricolo industriale in cima al colle. campi tagliati. case isolate – attesa di un centro abitato?

una pompa innaffia un campo marrone. granturco basso e campi con il fieno raccolto nei covoni. verde cupo del mais. 

il cielo chiaro con nuvole fino all'orizzonte e cumuli e tralicci bianchi e rossi nei campi, come in una centrale elettr. 

colli più alti in fondo, scuro. senso di secco ecc. sole di metà mattina quasi verticale. nessun uomo nei campi. nessuna macchina. un vuoto –

adesso le stazioni sono più distanti le une dalle altre – è fuori roma. altri paesi, che nomi hanno? non toccati dalla ferrovia. 
capannoni chiari che si stagliano dritti tra le ondulazioni delle colline –

a cesano un vecchio acquedotto in cemento, una casa cantoniera di forma araba con romanelle al primo piano. muri che recintano cosa? stazione vuota con una fila di luci spente. 
due file di macchine lungo una strada in salita che porta dritto all'acquedotto, tra gli alberi un tetto e una casa rossa. 

piante selvatiche sul terrapieno. campagna ampia con un orizzonte di colline più alte – come un muro. campi di grano tagliato – orti e i soliti capannoni, forse stalle di animali da macello. non sento odore sul vagone se non l'odore stantio del treno –

strade non trafficate – una macchina passa sotto il cavalcavia mentre passa il treno. macchia selvatica di alberi e piante basse e felci ecc. in mezzo capannoni di forma diversa, come case sperimentali al polo nord. 

anguillara. un cancello giallo divelto. vento sulle piante che stanno ai bordi di una piccola strada dove passa una ragazza in bicicletta – o un ragazzo, non si distingue nell'ombra delle piante.
giardino di casa con oleandro fiorito. case colorate. vento forte che squassa i rami. piccola pensilina. ora che la porta del vagone è aperta entra il vento fresco e solleva polvere. 

casa cantoniera coperta di intonaco vecchio, cadente. traliccio che sostiene fili lunghi un intero campo fino a un secondo traliccio che non si vede – oltre un campo di calcio circondato da lampade bianche. 

nessuna bellezza in questa campagna. niente anche nelle piante cresciute spontanee ai lati dei binari. 

sembra un altopiano circondato da alture, con i campi lisci. una casa con piante molto basse. ancora nuvole bianche – r. dice che a vit. sono nere. 

in basso tra i confini di campi di forma strana delle macchie di alberi – forse lecci e cespugli. certi campi sono incolti e ci cresce un'erba gialla e verde che non ispira simpatia.

bellissimi covoni, loro perfezione in un grande campo circondato da alberi alti e chiuso da un oliveto. un orto e delle piccole case a due piani – interrotto dal controllore. 

guardando ogni cosa dal finestrino del vagone. il sole tocca il tetto ora, e la parte di là. pochi viaggiatori – una donna anziana con una bambina, un vecchio che porta gli occhiali. qualcuno che non vedo dietro le poltrone. un tizio biondo salito con un grosso zaino – si è alzato a controllare contandole con il dito il numero di stazioni che lo separano dalla fine del viaggio. 

vecchia casa cantoniera con lettere in rilievo – tutto chiuso. il controllore scende a azionare un dispositivo che sta dentro una scatola grigia. – crosiccele, forse.

vento sopra le piante – le sole che si muovono al vento. il resto immobile come un grande evento.

tristezza del controllore – magro, il suo viso triste di comico. siamo vicini a un lago secondo il monitor del vagone (braccciano?).

lunga sosta in questa che non sembra neppure una stazione. passa un treno a tutta velocità. guardo l'ombra delle piante che stanno al margine della casa cantoniera –

stazione di crocicchie, non crosiccele. un marciapiede vuoto dove cresce erba. case isolate in cima a colline senza forma. 

altre vecchie case arabe, senza tetto con poche finestre ritagliate nelle pareti nude. cemento, intonaco. 

un deposito di macchine con bandiere italiana e europea che sbattono tese. molti alberi, coltivi ecc. 

in fondo il cielo è davvero più scuro. quasi viola adesso. ci sono nuvole a contrasto chiare. 

sì, è bracciano. nessun cambiamento nella campagna. soltanto più case e case a più piani come in città senza altro intorno che casette basse moderne, gialle o rossicce. nessun abitante in vista. 

il lago con riflessi minimi – circondato da stradine. il treno è in ritardo. 

la vecchia e il bambino se ne vanno e lui controlla i sedili una volta prima di scendere le scale. 

i campi scomparsi, al loro posto boschi e prati. manziana, con z di zucchero, un vecchissimo cartello di pericolo intravisto – un teschio con tibie incrociate in mezzo alle piante indifferenti.

il vento ha appena strappato il sacco nero da un bidone dell'imm. lo sbatte contro una fontanella senza acqua. il vento scuote i pantaloni di una donna bassa che tiene le mani dietro la schiena. 

qui il treno passa in mezzo a un bosco fitto. appare un vecchio paese. poi una galleria buia prima di oriolo. 
case orrende, case vecchie di mattoni senza intonaco e qualche orto. grossa casa cantoniera e a lato il parcheggio. tutte le case moderne. 

il tempo non brutto come lo descrive r. ma non ancora a destinazione – niente fantasia nei colori. le case sono colorate come al tempo della costruzione. una lunga fila di panni –


Claudio Salvi



Claudio Salvi è un grafico. 
Con Gessica Franco Carlevero, che è stata sua insegnante di scrittura a Torino nel 2011, collabora alla costruzione del Cantiere di scrittura.


Nessun commento: