18 luglio 2016

Maylis De Kerangal. Il vettore politico della letteratura è l'empatia

Maylis De Kerangal

Lei pensa che lo scrittore abbia una responsabilità politica?

Spero di avere un'etica di comportamento nella mia vita concreta. Ma in letteratura il mio gesto non è di scrivere una storia per passare un messaggio. Non è che valuti indegno questo atteggiamento, semplicemente non corrisponde al mio rapporto con il linguaggio. Per me la letteratura non può essere attivata da nient'altro che da se stessa. Non può essere motivata da qualcosa che le sia esterno.

Pensa, secondo la formula di Rimbaud, che il poeta sia un veggente, e più in generale che gli scrittori abbiano una prescienza o coscienza acuta che fanno sì che percepiscano più rapidamente la propria epoca?

Io direi l'inverso: non è perché abbiamo una forma di prescienza, di visione, che siamo scrittori. E' perché, a un certo punto, ci si mette al lavoro che qualcosa appare nella scrittura: un movimento, un'intensificazione del proprio rapporto con il mondo che passa anche per un'intensificazione del proprio rapporto con il linguaggio...

Lei pensa che la letteratura abbia una funzione?

La letteratura ha questa specie di potenza che è dare degli accessi. Quando leggiamo, scriviamo, quando la attraversiamo, quando ci lasciamo attraversare da lei, dona accessi ad altre realtà rispetto a quelle cui ci si confronta. Da queste forme di falso che è la finzione c'è una perforazione che fa sì che si possa accedere a mondi, conoscenze, ad altre realtà: la psicologia di una donna che ha appena abbandonato la propria casa, un trapianto cardiaco in un ospedale in Normandia. E' talmente semplice ed enorme allo stesso tempo. E' persino senza limite. Si tratta di un'esperienza emozionale e un raddoppiamento della vita allo stesso tempo. Quello che si chiama ispirazione per me è la focalizzazione che scatena una serie di eco, fabbrica delle immagini.

Pensa ai suoi lettori quando scrive?

Per niente. Non posso articolare la storia su un lettore da interessare. Ma il gesto di scrivere presuppone un'alterità. E questo altro non ha sesso, età, è una presenza. Questo cambia tutto. C'è qualcuno davanti. E' per questo che scrivo. Il vettore politico della letteratura è l'empatia, non la simpatia, che presuppone un'identificazione con l'altro, l'empatia autorizza l'alterità. 
Scrivere, recitare, filmare, significa essere in empatia con il mondo in cui si è, scavare il proprio rapporto con il mondo, diventare porosi.

(Maylis di Kerangal, Intervista di Isabelle Stibbe, La Terrasse, giugno 2016)


Tra i libri di Maylis De Kerangal tradotti in italiano ci sono Lampedusa, Nascita di un ponte, Riparare i viventi, editi da Feltrinelli

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