27 luglio 2016

La scuola degli sciocchi. Come si comincia.

Sasha Sokolov

La lettura estiva che per il momento più mi sta dando soddisfazione è La scuola degli sciocchi di Sasha Sokolov, edito da Salani Editore. 
Era da un po' che non leggevo un libro che praticamente ogni pagina mi dico, ma pensa, che libro.

La scuola degli sciocchi comincia così.

Sì, ma da che cosa si può cominciare, con quali parole? E' lo stesso, comincia con queste parole: Là, allo stagno della stazione. Allo stagno della stazione? Ma è sbagliato, è un errore di stile. La Vodokacka lo avrebbe corretto senz'altro, si può dire il buffet della stazione, o l'edicola della stazione, ma non lo stagno della stazione, uno stagno può essere solo vicino alla stazione. Su, scrivi vicino alla stazione, non è questo che conta. Bene, allora comincerò proprio così: Là, allo stagno vicino alla stazione. Aspetta un momento, e la stazione, la stazione vera e propria, per piacere, se non è troppo difficile, descrivi la stazione: com'era, che tipo di marciapiede aveva, se di legno o di cemento; di che genere erano le case accanto, il colore dovresti ricordarlo e forse sai anche chi abitava in quelle case vicino alla stazione. Sì, conosco, o meglio conoscevo alcune delle persone che abitavano vicino alla stazione e posso raccontare qualcosa di loro, ma non adesso, più tardi, un'altra volta, perché adesso descriverò la stazione. Era normale: garitta dello scambista, cespugli, gabbiotto della biglietteria, marciapiede di legno, assi scricchiolanti - i chiodi spuntavano ovunque e non conveniva andarci scalzi. Intorno alla stazione c'erano degli alberi: tremoli, pini, alberi diversi, tanti alberi diversi. 

(Saha Sokolov, la scuola degli sciocchi, Milano, Salani Editore, 2007)

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