17 luglio 2016

La poesia spontanea di Allen Ginsberg. Di Dianella Bardelli

Allen Ginsberg

Per sei fine settimana il Cantiere ospita una serie di interventi sulla teoria e pratica dell'improvvisazione di poesia e prosa spontanea a cura di Dianella Bardelli. 

n. 6
La poesia spontanea di Allen Ginsberg in un'intervista a Clark Thomas e nei saggi contenuti in Facile come respirare.

di Dianella Bardelli

Thomas Clark conobbe per caso Allen Ginsberg nel 1965. 
A Cambridge, dove Ginsberg doveva leggere le sue poesie, concesse a Clark Thomas questa intervista.

(Tratta da Intervista con Allen Ginsberg, Roma, Minimum Fax, 1996 )

La mia predisposizione verso la poesia di Allen Ginsberg nasce da una comunanza di visione sia in campo spirituale che letterario. Alla domanda dell'intervistatore: "Quando scrive sente di possedere una certa capacità di controllo?", Ginsberg risponde: “Quando sono nel fervore delle lacrime sincere. Sono poche le volte in cui giungo a una condizione di controllo totale". 
Per controllo il poeta intende "la sensazione di essere profeta di me stesso e padrone dell'universo". 
L'intervistatore chiede: "E' vero che in Howl e in Kaddish lavorava con una sorta di unità classica?”" 
Risponde Ginsberg: "Lavoravo con i mie impulsi nervosi e descrivevo quegli impulsi. Vede, c'è una differenza tra chi scrive una poesia seguendo un preciso modello metrico prestabilito, e chi opera con i propri meccanismi fisiologici arrivando ad un modello...".
E su questo argomento più avanti spiega: "Nelle conversazioni con Burroughs, Kerouac e Gregory Corso cominciai con lo scoprire che le cose che ci dicevamo erano completamente diverse da quanto esisteva già nella letteratura... Succede, nella migliore delle ipotesi, che c'è un ritmo particolare del corpo per il quale non esistono parole particolari adatte. E poi, quando scrivo, è soltanto mediante un processo di associazioni di idee che viene fuori il resto della frase". 

Per chi voglia capire le caratteristiche della poesia di Allen Ginsberg Facile come respirare è, a mio parere, un libro fondamentale. 

Prendiamo ad esempio La conversazione-intervista registrata tra Ginsberg e Yves Le Pellec intitolata nel testo “La nuova coscienza”. 
Riferendosi a se stesso e a Kerouac l'intervistatore chiede: "Ma avevate la sensazione che stavate dando inizio a qualcosa si nuovo, che stavate creando una nuova generazione?". 
Allen Ginsberg risponde di no, semplicemente lui, Kerouac, Burroughs "si sentivano lontanissimi nel loro modo di pensare e parlare dal politichese di qualsiasi presidente, uomo di governo o anche letterato che sentivamo alla radio. L'etere era saturo di personaggi pomposi che non riuscivano a dire niente di spontaneo o di vero di testa loro".

Un altro testo contenuto in Facile come respirare è il resoconto di una lezione sulla “poetica spirituale” tenuta da Allen Ginsberg all'Università buddista Naropa Insitute nel Luglio del 1974. 
E' un testo di tecnica poetica. 
Ginsberg tratteggia le caratteristiche del verso lungo nella tradizione americana, lo stile spontaneo. 
Dice Ginsberg, "E' una forma che segue il ritmo del respiro, che può inserire in un solo respiro molte associazioni". Qui Ginsberg per respiro intende un'unità di pensiero che contenga un intero mondo. E ancora: "la poesia diventa sempre meno intellettuale o verbale e sempre più fisiologica. Un modo di usare il proprio corpo, il proprio respiro, il respiro profondo... La parte difficile è superare la tendenza alla censura – alcuni pensieri sembrano troppo imbarazzanti, troppo crudi, nudi, irrilevanti, impacciati, personali.... ma questa è la parte più importante. Le parti che ti imbarazzano sono quelle poeticamente più interessanti". 
Aggiunge che questa è stata la sua esperienza con Howl; durante la sua stesura decise di rompere con tutto il suo modo precedente di scrivere e di "scrivere semplicemente quello che mi passava per la testa". In questo modo si producono soprattutto frammenti, ma "i frammenti sono già la poesia. Non bisogna lavorarci ulteriormente. E' proprio quello il segreto". 
Uno studente allora gli chiede: "non si finisce per scrivere tutta la robaccia che si ha in testa?". 
Ginsberg allora pronuncia la frase diventata giustamente famosa tra i suoi estimatori, come me, ad esempio: "la prima idea è la migliore... una specie di formula: prima idea idea migliore".

Aggiungo io: provare per credere.

Dianella Bardelli

Dianella Bardelli è nata a Livorno nel 1947 e risiede a Selva Malvezzi ( Bologna ). 
Per molti anni ha insegnato Lettere presso l’Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani di Bologna. 
Ha pubblicato la raccolta di poesie Vado a caccia di sguardi per l’editore Raffaelli di Rimini (2008), Il romanzo Vicini ma da lontano, edito da Giraldi (2009), il romanzo I pesci altruisti rinascono bambini sempre per l'editore Giraldi (2010) e il romanzo Il Bardo psichedelico di Neal presso le edizioni Vololibero, ispirato alla vita e alla morte di Neal Cassady, l'eroe beat. 
Nel 2014 ha pubblicato il romanzo Verso Kathmandu alla ricerca della felicità per l'editore Ouverture. 
Accanto alla sua attività di scrittrice, guida corsi di Scrittura Creativa secondo il Metodo della poesia e prosa spontanea. Fa volontariato presso l'Hospice di Castel San Pietro Terme (Bologna). 

Cura il blog La scrittura su cui sono apparsi estratti dei testi che compongono questi interventi.

Gli interventi precedenti.

N. 4 Kerouak, Ginsberg e il linguaggio dello spirito umano

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