3 giugno 2016

Velibor Čolić, l'esilio della lingua

Velibor Čolić

A ventitré anni è uscito il mio primo romanzo e a mia grande sorpresa ho ricevuto un premio jugoslavo molto importante, un po' come il Goncourt francese. Improvvisamente ero alla tv con i grandi, soldi che arrivavano, successo. Ero detestabile. Poi a venticinque anni è uscito il mio secondo romanzo e per fortuna è stato un flop.  Una catastrofe. Dico per fortuna, perché il disastro calma. Il primo romanzo l'avevo scritto troppo facilmente, senza bagaglio, così. Invece bisognava lavorare...
Poi è scoppiata la guerra.
Non sono io che sono andato in guerra, è la guerra che è venuta da me. E nel 1992 ho disertato e mi sono rifugiato in Francia...
Ho attraversato molte frontiere, la serba, la croata, l'austriaca, la tedesca, la francese. Ma la peggiore è stata quella della lingua. Sono arrivato in Francia che ero uno scrittore, avevo una laurea con specialistica, ma non capivo una parola. Ero analfabeta. Mi sentivo degradato


Velibor Čolić, 2 giugno 2016

(In occasione della presentazione del suo romanzo Manuel d'exil alla libreria Histoire de l'oeil di Marsiglia, con il contributo dell'associazione Peuple et Culture).


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