4 giugno 2016

Non scritto, di Claudio Salvi

Claudio Salvi presenta dei lavori di scrittura e immagine, ma queste premesse possono essere disattese.


la ragazza alza il piede e rimette a posto la scarpa che è scivolata sotto il tallone, ha le calze rotte. al mannequin una folla di persone grida – hanno berretti bianchi da marinai in testa. ai lati della statua in piedi una ragazza e un ragazzo con fascia bicolore sul petto. non riusciamo a passare. vedo dandoy e i veri biscotti brussellesi sic. grand place. ecc.


niente da aggiungere. un claudio diverso che si presenta docile e affatto interessato a ciò che non lo interessa. così sul terrazzo con h. che racconta di come i piccioni trasportano i semi nella cacca. e c’è un merlo che fischia da un cornicione in cerca dei piccoli che nessuno sa trovare. un corvo grida in alto. il sole occupa il terrazzo e h. si stende su una stuoia e toglie le scarpe bucate in punta. quando h. si alza rimette le scarpe. 

commosso di fronte alla bourse dove molte persone stazionano al sole. i fiori mandano odore di funerale. le bandiere in alto brutte. cattivi colori delle bandiere ecc. folla di persone nella piazza del vecchio mercato. è il sole – salendo quattro piani a casa di w. bella casa romantica in soffitta con stanze ampie. discrezione di w. il suo gatto. vista del cielo dal balcone, dice che da qui sopra ha visto i più bei tramonti della sua vita. i palazzi non alti sullo sfondo, non nitido. 

pensando a b. al povero belgio. guardo il marciapiede stretto – era stretto? i belgi che camminano guardando indietro che fischiano ecc. belgi bestioni e la città si avvilisce nel ricordo del libro. nel passage cerco tra i libri con le dita il povero belgio. vetrine di libri antichi, rarità ecc. luce diafana da lucernai. niente luce elettrica. poche persone nel passage. 

cena al ristorante di cucina belga pochi clienti. dei ragazzi mettono a punto gli strumenti per suonare spalle alla vetrina. lardo e prosciutto arrostito. fuori, domani dieta ecc. salendo poi in ascensore rapido e lungo cammino su passaggio alto molti metri sopra il suolo, dico, le mie vertigini sono contente o simile. saliti insieme a un ragazzo che volta le spalle al panorama. sera chiara, azzurro fino a tardi. così perché molto a nord ecc. la cena non mi fa stare male.
la tendre émeute

claudio non pensa più niente. mangio e dormo e sono comodo e questo è tutto ciò che faccio. la notte sogno qualcuno che mi dice, sei ingrassato da quando non corri più, parole che posso dire nella veglia. appena alzato chiedo a j. seduto dall’altra parte del bancone se pensa che sono grasso. mangia carne con formaggio e pane abbrustolito. il cielo è stupendo. con nuvole che fanno venire freddo. 

al bambino di h., otto anni, domando se sa come si muovono le nuvole. risponde non so e poi – il vento le sposta – e sai cosa muove il vento – non lo so. interviene il padre che parla di correnti ascensionali e discensionali di arie che scontrandosi provocano il vento. il bambino si accontenta di tacere. gioca al computer per il resto del tempo e quando viene l’amica gioca a rincorrersi e sotto delle sedie e dei tappeti che formano la capanna – il bagno è dietro, lo uso. leggendo un fumetto piscio. 

negozi vuoti. case vuote. case disabitate con vetri opachi di polvere. nelle vie molte case senza uomini. mangiamo in pasticceria dove si parla portoghese. e prendiamo caffè in un caffè portoghese dove un uomo usa il telefono dietro il bancone e un altro guarda vecchie illustrazioni militari da un grosso libro. danno la partita e il commentatore parla portoghese. il pub è scuro anche se è mattino. 



fotografo uno che piange seduto in angolo in un buco della strada con una donna che ha la gonna lunga. di spalle, lui tiene la mano sugli occhi, non vedono. fotografo un interno con sole e degli oggetti in fondo – usi ancora questa macchina – domanda l. foto del gruppo a un matrimonio nel cortile di un palazzo che in angolo ha incastrata una chiesa bellissima. e di là in un giardino francese fotografo il giardino nel momento in cui passa una coppia con il cane. le piante uguali. fissi poi a osservare uno stagno rettangolare coperto di erbe d’acqua e con il fondo opaco. 



in piedi presto di mattina sbrigo il lavaggio, esco. compro deodorante e sandwich al delhaize mangiato in strada. gentilezza della donna che mi fa passare avanti e ringrazia quando metto tra le mie robe e le sue il cartellino del cliente succ. ecc. mangiando rifaccio la via che porta a casa. prendo l’ascensore nel vano buio delle scale. apro la porta di casa e tolgo le scarpe. 

sera davvero luminosa. a nessuna finestra una persona. le finestre sono chiare con tende ecc. ma nessuno passa davanti a loro. anche la via è vuota. senso di vuoto in città, in fondo alla via un albero con rami pieni di fiori. 


Autoritratto, Claudio Salvi



Claudio Salvi è un grafico.

Con Gessica Franco Carlevero, che è stata sua insegnante di scrittura a Torino nel 2011, collabora alla costruzione del Cantiere di scrittura.

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