21 maggio 2016

l'immaginazione

l'immaginazione, Manni Editore

Giovedì è uscito il nuovo numero della rivista l'immaginazione edita da Manni Editori. 
In questo numero c'è un racconto che ho scritto, si intitola Ottantasette. 
Per me è un po' speciale il fatto che sia uscito questo racconto. 
Per un periodo abbastanza lungo ho pensato che non avrei fatto più far leggere le mie pagine a nessun editore. Pensavo che la scrittura, per me, nel momento in cui entrava di mezzo l'editoria, la pubblicazione eccetera cominciava a darmi delle noie, a non farmi del bene.
Poi qualche mese fa ho scritto a Agnese Manni per proporle di leggere Squarci, il manoscritto di Simona Dimitri, romanzo che ho seguito con l'accompagnamento letterario. 
Come al solito Agnese è stata di una gentilezza incredibile, ha letto il manoscritto e in un tempo decisamente breve mi ha fatto avere il suo parere. E poi mi ha proposto di scrivere un racconto per l'immaginazione. 
Le ho risposto grazie per l'invito, che al momento stavo scrivendo una cosa più lunga, ma ci avrei pensato. 
Dentro di me sapevo che non avrei scritto nessun racconto, o comunque non gliel'avrei fatto leggere.
Poi non so cosa, una mattina mi sono messa sul canapè e ho cominciato a scrivere questa storia che nel giro di due giorni è venuta fuori da sola, mai era stato tanto spontaneo scrivere. Ma non avevo idea di cosa fosse, se stesse in piedi, se si capisse qualcosa. Ho chiesto a Mari Accardi di leggerla e lei mi ha detto che sì, era un racconto, stava in piedi, si capiva. 
Ho continuato a leggere questo testo per una decina di giorni, sistemato parole, giri di frasi, ho messo un titolo, Ottantasette, e l'ho inviato ad Agnese.
Dentro di me pensavo, tanto non le piace, non c'entra niente con l'immaginazione, mi dirà qualcosa per cui non va bene, e avevo ragione a tenere i miei scritti per me.
Invece Agnese ha risposto che il racconto le piaceva e sarebbe entrato nel prossimo numero.
Ecco, giovedì l'immaginazione è uscito.
Dopo di che hanno cominciato a arrivarmi alcuni messaggi.

Il primo era S. Mi scriveva così: 
E' la cosa più bella che tu abbia mai scritto.
L'ho chiamato subito, mi stavo pisciando addosso dalla gioia. Ne abbiamo parlato due minuti e ho capito che per sbaglio si era fermato alla prima pagina, praticamente ne aveva letto un terzo.

Il secondo una persona con cui ho lavorato tempo fa. 
Brava, sono contento che ti sia rimessa a scrivere.
Non aggiungeva altro ma mi sembrava già molto che si prendesse la briga di mandarmi il messaggio.

Il terzo era un carissimo amico che vive in Germania. 
Alle nove del venerdì mattina comincia a scrivermi una serie di messaggi per domandarmi se sto bene, se ho bisogno lui viene, cosa mi sta succedendo. 
Quando ho tempo lo chiamo e gli chiedo cosa gli prende. Dice che ha comprato l'immaginazione, ha letto il mio racconto e gli sembra che sto malissimo.
Rispondo che sto bene, è solo un racconto. 
Non hai mai scritto una cosa così dark, risponde.

Il quarto è una persona che ha seguito un Cantiere di Scrittura. 
Prof., racconto bellissimo, che ridere la storia del veggente, ho le lacrime. (E aggiunge una faccetta che ride con lacrime).

Il quinto mia madre. 
Ciao. Il racconto non l'ho capito. E' vero che hai un buco in testa?

L'ultimo mio padre.
E quindi si chiama prosa quello che scrivi, non lo sapevo.
Gli ho telefonato e ha ripreso la questione della prosa, siccome in effetti il racconto è nella sezione prosa. 
Ma cosa vuol dire esattamente? Ha chiesto.
Che non è poesia, è narrativa.
Ho capito, non lo sapevo.

E niente. Mi è tornata la voglia di fare leggere le cose che scrivo. E penso sia merito di Agnese, senza saperlo ha fatto partire qualcosa. 

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