4 maggio 2016

Hmasun in mezzo al fieno

Knut Hamsun

Thomas Mann descriveva Knut Hamsun come "pieno di odio verso la vita urbana, l'industrializzazione, l'intellettualismo, e così fortemente anti-inglese da diventare un traditore della patria".
Poi ho trovato questa foto scattata da Anders Beer Wilse nel 1930 che ritrae Hamsun nel fieno e ho capito perché nelle sue pagine c'è sovente quell'umore, quell'odore, quella luce.
Come per esempio queste righe tratte da Pan, uno dei suoi libri a me più cari.

Notti d'estate e mare calmo e boschi infinitamente silenziosi. Non un grido, non un rumore di passi sui sentieri, il cuore era colmo come un vino cupo. 
Falene e sfingi entrano in volo senza rumore dalla finestra, attratte dal bagliore del focolare e dal profumo del mio fagiano arrosto. Cozzano contro il soffitto con un rumore sordo, mi svolazzano intorno alle orecchie facendomi venire i brividi, quindi si posano sulla fiaschetta bianca della polvere appesa alla parete. Io le osservo, posate e tremanti, e loro mi guardano; ci sono bombici, rodilegno rossi, falene. Alcuni di loro mi sembrano delle viole del pensiero volanti. 
Esco dalla capanna e mi metto in ascolto. Niente, nessun rumore, tutto dorme. L'aria risplende di insetti in volo, di miriadi di ali vibranti. Là, ai margini del bosco, ci sono felci e aconiti, l'uva ursina è in fiore, amo i suoi piccoli fiori. Grazie, mio Dio, per ogni fiore d'erica che ho visto: sono stati come piccole rose sulla mia strada, e io piango d'amore per essi. Da qualche parte, nelle vicinanze, cresce il garofano selvatico, non lo vedo, ma ne sento il profumo. 

(Knut Hamsun, Pan, Milano, Adelphi, 2001)

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