23 maggio 2016

Esercizio: Traslocare un romanzo

Il trasloco, di Lisandro Rota

Una cosa che si fa sovente, nei libri, è prendere un grande classico e portarlo al tempo contemporaneo. E' un procedimento interessante, mi viene in mente un libro per ragazzi, Tutti per uno, trasposizione contemporanea di I tre moschettieri di Dumas scritto da Carolina Capria e Mariella Martucci. (Cito questo libro tra i mille possibili perché l'ho appena comprato, ce l'ho sotto mano e mi sta piacendo parecchio). 
Per dire che è un esercizio interessante per chi scrive, magari nei periodi in cui non si ha proprio una storia che spinge per venire fuori, mettersi a trasformare un libro ambientato nel passato.
Poi sta mattina leggevo un passaggio di Eudora Welty e mi è venuto in mente un altro esercizio di quel genere.

Il luogo in narrativa ha nome e identità, è il concreto, esatto, esigente e dunque credibile punto di raccolta di tutto ciò che si è sentito, o si sta per sperimentare, nel procedere del romanzo. La collocazione attiene al sentire; il sentire attiene profondamente al luogo; il luogo nella storia partecipa del sentimento, così come il sentimento della storia partecipa del luogo. Ogni vicenda sarebbe un'altra vicenda, e irriconoscibile come arte, se raccattasse trama e personaggi e si verificasse altrove. Immaginatevi La strada di Swann ambientato a Londra, oppure La montagna incantata in Spagna, oppure Verdi dimore nella Foresta Nera. L'idea stessa di traslocare un romanzo sconcerta la mente e gli affetti ben più di un suo spostamento temporale di un secolo.

(Eudora Welty, Una cosa piena di mistero, Roma, minimum fax, 2009)

E a me l'idea di Eudora Welty piace molto: traslocare un romanzo da un'altra parte. 

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