24 maggio 2016

Come si scelgono i nomi dei protagonisti?


Eh, bella domanda. Certo non si può chiamare Jena Plinskin il personaggio di una storia ambientata a Trofarello. Così finisci per chiamarlo Gino, poi lo rileggi e ti fa vomitare il nome e anche tutta la storia che gli hai costruito su.
Non lo so. L'unica cosa che mi viene in mente è evitare i nomi femminili da soap, tipo Giada, Diamante, Fiamma, Azzurra. E i cognomi maschili da commissari TV, che finiscono tutti per i: Sarti, Bonelli, Cattani. Si può tentare con l'elenco telefonico (magari evitando azzardi tipo Scaccabarozzi), lì c'è praticamente tutto. Altro sistema è usare per il cattivo il nome di qualcuno che detestiamo, sperando che non gli capiti mai fra le mani la nostra storia. Poi si può leggere i cognomi sui campanelli, farsi consigliare dalla fidanzata, pescare a caso fra i nomi dei compagni di classe o degli insegnanti. Io di solito uso nomi provvisori (tipo Gino, appunto), e rimando la decisione alla fine. Poi finisco quasi sempre per tenere lo stesso nome, perché ormai il personaggio se ne è impadronito ed è lui a non volerlo mollare. E lascio che sia il regista a cambiarlo, nel caso. Ma si sa, chi scrive per il cinema non ha mai l'ultima parola.

(Lucia Moisio in FAQ Domande e risposte sulla narrazione a cura della redazione Holden Maps, Milano, BUR, 2004)

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