15 aprile 2016

Sui nomi dei personaggi


Un amico scrittore ha letto il racconto senza il titolo che ho finito di scrivere e tra i suoi commenti ce n'era uno sui nomi dei personaggi, Giacomo e Gaspare. 
Secondo lui sono un po' vicini, simili, con il rischio di confonderli uno con l'altro. E poi sembrano i nomi di fantasia di certe cronache o di certe psicanalisi, diceva il mio amico.
Considerazioni che mi hanno fatto pensare, intanto perché tengo in gran conto il suo pensiero, e poi perché quei nomi fanno parte delle mie conoscenze e mi era sembrato naturale impiegarli, senza troppo rifletterci.
Così mentre studiavo se sostituirne almeno uno dei due, in quel caso sarebbe stato Giacomo, cambiato con Bruno, sono andata a rileggere un bel pezzo di Giulio Mozzi pubblicato su Vibrisse che si intitola: 

Dieci cose da sapere sui nomi dei personaggi, se non volete che il lettore editoriale getti il vostro romanzo nel cestino.

Ecco come la pensa Mozzi sui nomi dei personaggi.

1. Se il vostro romanzo ha intenti realistici, evitate i nomi parlanti. Non è necessario che un personaggio molto pigro si chiami dottor Pelandra, che il giocatore di scacchi si chiami Alfieri o Della Torre, che lo scopatore seriale si chiami Uccello (come Paolo), che l’impiegata delle assicurazioni si chiami Laura Modulo. Il fatto che dei Pelandra esistano (pochissimi, in Emilia Romagna); che Alfieri e Della Torre siano cognomi assai diffusi (Uccello un po’ meno); che io conosca un agente delle assicurazioni che effettivamente si chiama Modulo: tutte queste non sono buone ragioni. (Più sottile può essere il gioco con le etimologie. Peraltro, se il vostro personaggio si chiama Gisella e viene tenuto in ostaggio da un gruppo di rapinatori in fuga, quanti lettori capiranno il vostro gioco?).

2. Se il vostro romanzo ha intenti realistici, state attenti ai nomi ridicoli e, in generale, ai nomi troppo reboanti. Vale il principio: tutto ciò che è troppo visibile ha bisogno di una spiegazione; e nei romanzi le spiegazioni non sono – in genere – particolarmente attraenti. Vale anche il principio: tutto ciò che è troppo visibile ha bisogno di una conseguenza; e se il vostro personaggio si chiama, che so, Geronimo Stupacchioni o Mariavergine Tarantelli, prima o poi qualcosa dovrà conseguirne. Non, per piacere, una scena in cui qualcuno deliberatamente o no storpia il nome.



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