19 aprile 2016

C'era una volta, Osip Mandel’štam e Anna Achmàtova

Osip Mandel’štam e Anna Achmàtova

All'angolo dietro il campo di Marte, dove il vecchio canale Ekaterinskij, ora Griboedov, va a finire nella Mojka, c'è una casa con un colonnato […]
Questo ritrovo d'artisti, che per le sue piccole dimensioni poteva essere chiamato taverna, si trovava nel profondo sottosuolo d'una casa in piazza Michàjlovskaja. Il soffitto l'aveva dipinto Sudejkin; c'era un caminetto acceso, molta gente, si stava bene, non troppo pulito, e varietà di colori. 
All'ingresso un grande libro, grosso più di 25 cm, rilegato in pelle azzurra: vi apponevano la firma i frequentatori del locale. Era chiamato "Il libro del maiale" […]
Nel "Libro del maiale" venivano registrati i nomi dei poeti, degli artisti, e i nomi degli ospiti, chiamati anche farmaceuti. Quando i "farmaceuti" invitavano attori e scrittori mutavano il nome in "mecenati". 
"Mecenati" e "farmaceuti" erano numerosi. Nell'ora di maggiore affluenza riempivano lo scantinato, lo sommergevano quasi fino alle finestrelle che, come quelle delle casematte, erano situate in alto. L'ingresso costava 25 rubli, cioè 5 piccoli rubli d'oro. I "farmaceuti" pagavano, di artisti ne venivano pochi, anche se avevano lo sconto. 
Tutto questo accadeva molto tempo fa.
Ci venivano i poeti. Ci veniva Osip Mandel’štam con quella sua testa allungata, di giovane precocemente invecchiato, rovesciata all'indietro; leggeva i suoi versi come uno studente che impara uno scongiuro. I versi si interrompevano, poi ne veniva fuori un altro. 
A quel tempo stava scrivendo Kamen, (La pietra).
Ci veniva qualche volta Anna Andrèevna Achmàtova, giovane, con una gonna nera, col suo movimento delle spalle e con quel suo girare la testa tutto particolare.

(Viktor Šklovskij, C'era una volta, Milano, Il Saggiatore, 1994)

Nessun commento: