18 marzo 2016

Calvino era "Lo Scrittore"

Italo Calvino

Lui era molto più "abbandonato" di me, nel senso che era più sicuro di sé. Ricordo la sua casa di Castiglione della Pescaia, dove andavo a trovarlo d'estate. Lui scriveva in un angolo mentre parlavo con sua moglie, e dopo un po' diceva: "Sentite cosa ho scritto". Calvino era "Lo Scrittore". Anche nell'intimità delle chiacchiere e degli scherzi era come se non potesse dimenticarsi quel ruolo. Era molo modesto e onesto, perché  non si travestiva da qualcos'altro, non aveva le pose dello scrittore all'americana che vanta la propria "esperienza di vita". Calvino era "Lo Scrittore", e giustamente non gli interessava "l'esperienza di vita", gli interessava la letteratura, come serio artigianato della penna. In questo vedo la frontiera tra me e lui. Perché io non mi sono mai sentito "scrittore" e non ho mai fatto carriera. 

(Gianni Celati, Conversazioni del vento volatore, Macerata, Quodlibet, 2011)

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