8 febbraio 2016

Quando Natalia Ginzburg traduceva Proust

Natalia Ginzburg

Nel leggere Alla ricerca del tempo perduto alle volte mi viene l'idea folle di tradurlo in italiano.
Un esercizio personale, come un tempo erano state le flessioni prima di andare a letto. Ogni sera tradurre una pagina.

E mi viene in mente Natalia Ginzburg, la sua traduzione di Proust. 

Nel '37 Leone Ginzburg e Giulio Einaudi mi proposero di tradurre À la recherche du temps perdu. Accettai. Era folle propormelo e folle fu da parte mia accettare. Fu anche, da parte mia, un atto di estrema superbia. Avevo vent'anni. 
Imparai allora cosa significa tradurre: quel lavoro di formica e di cavallo che è una traduzione. Quel lavoro che deve combinare la minuziosità della formica e l'impeto del cavallo.

Poi ci fu la guerra, l'esilio, Natalia perse la traduzione a Pizzoli e la ritrovò a guerra finita. 

Per tradurre quei due volumi, ci avevo messo otto anni.

(Severino Cesari, Colloqui con Giulio Einaudi, Torino, Einaudi, 2007)

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