14 febbraio 2016

Manoscritti, fogli e scarabocchi di Proust



Proust scrive su dei quaderni; è circondato dalla memoria dei suoi quaderni; a letto, tra i fogli, sa esattamente dove si trovi ogni abbozzo, e lo ritrova come un artigiano. Proust amplifica. Nei suoi quaderni, scrive innanzitutto sul fronte, riservando il retro per le aggiunte. Poi, quando manca spazio sul retro, deborda nei margini. E quando i margini sono pieni, ricorre, già nei suoi primi quaderni, a dei collage. Scarabocchia su qualsiasi angolo del foglio, lo incolla dove serve. Nei dattiloscritti infiniti fogli si srotolano a fisarmonica e si estendono per più di un metro. I manoscritti di Proust sono dei begli oggetti che illustrano la natura della creazione letteraria. Che esige un immenso lavoro, poi nascosto. 

(Laura El Makki, Un été avec Proust, Paris, Equateurs, 2014)

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