26 febbraio 2016

La scelta tra "io" o "lei" per Annie Ernaux

Annie Ernaux

Sovente quando chiedo consiglio su un autore contemporaneo francese, il consiglio è Annie Ernaux. 
All'inizio, prima di leggerla, domandavo cosa scrivesse, e generalmente tutti rispondevano che scrive autobiografia, ma in una maniera sua. Annie Ernaux usa l'"io" in un modo alla Annie Ernaux, dicevano tutti.
Quindi l'ho letta e effettivamente, non so se condizionata da quello che mi raccontavano, ora penso a lei come a una scrittrice che scrive di sé, che il suo punto è l'"io".
E poi ho letto un'intervista in cui Annie Ernaux parla della propria scrittura e del fatto che l'elemento autobiografico all'inizio, in realtà, sia stato un po' un caso.
E mi è venuta voglia di cercare il suo primo romanzo  Les armoires vides del 1974.

All'inizio, non sapevo se avrei utilizzato l'"io" o il "lei". Ho fatto qualche tentativo con il "lei", era come se mi rivolgessi a me stessa come a un personaggio di un romanzo, non mi sentivo a mio agio. E' difficile ammetterlo, ma non riuscendo a decidere, ho tirato a testa o croce! Mi sono lanciata sull'"io" e mi sono resa conto che non potevo più tornare indietro, che l'"io" mi conveniva. Evidentemente, a quell'epoca, era un "io" da romanzo autobiografico e, se il romanzo fosse stato pubblicato, pensavo che avrei sempre potuto nascondermi dietro il fatto che "io" aveva un nome e un cognome diverso dal mio, Denise Lesur. E fu così.

(Annie Ernaux, Ecrire, écrire, pourquoi ? Entretien avec Raphaëlle Rérolle, Editions de la Bibliothèque publique d’information. Centre Pompidou, 2010)

In italiano sono editi tre libri di Annie Ernaux.

Gli anni e Il posto, pubblicati da L'orma Editore e Passione semplice, BUR, Rizzoli.

Nessun commento: