11 febbraio 2016

Chi sa dov'è finito, Gianni Bramard


Quando torno da un concerto, una mostra, o c'è un biglietto che mi ha scritto qualcuno, di solito invece di buttarlo lo metto nel libro che sto leggendo.
Poi tempo dopo riapro un libro e trovo foglietti che sembrano sconosciuti.
Per esempio ieri sfogliavo Eugenio Oneghin di Puškin ed è saltato fuori questo.

La palestra è il posto dove vengo ad allenarmi. All'inizio pensavo che avrei allenato la testa. Invece ho allenato la mia capacità di cogliere la cosa nel mondo circostante. Dentro ogni cosa, ho imparato, c'è una storia. Ed ho allenato me stesso a confrontarmi con gli altri, a regalare le mie storie e ad accogliere le loro.
Adesso so che ho allenato il cuore.

Gianni Bramard

Ecco, ieri quando ho trovato questo biglietto subito non ho capito niente. 
Poi ho ricostruito. Era il 2010, 2011 forse. Tenevo dei corsi alla Scuola Holden che si chiamavano Palestra e evidentemente alla fine del corso avevo chiesto di scrivere un resoconto. 
Gianni Bramard però non mi veniva davvero più in mente. 
Ho cercato nella testa, ma niente. Ho cercato su FB, ma neanche lì si trovava.
Eppure quel suo biglietto sulla Palestra mi sembrava così bello che non era possibile averlo dimenticato. 
Allora sono andata a aprire le cartelle dove ho archiviato il materiale di quel periodo e sono saltati fuori i suoi racconti. Sono bastate tre righe per ricostruire tutto. 
Giovanni Battista Bramard abitava a Torino, faceva l'avvocato, aveva due figli, aveva una scrittura seriosa e comica insieme, eccetera. 
Un po' come per Proust, anche questa volta, la scrittura per recuperare il tempo passato.
Chi sa dov'è finito, Gianni Bramard.

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