6 febbraio 2016

Cees Nooteboom, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori e Joseph Brodsky

Foto di Simone Sassen

Fin dai primi viaggi, oltre a monumenti, musei e discoteche in ogni città si andava, imprescindibilmente, al supermercato e al cimitero.


La prima volta è stato a Sapanta, in Romania. Il supermercato non
c'era, ma c'era il Cimitirul Vesel

Il Cimitirul Vesel (Cimitero Allegro) è un giardino dove le lapidi sono croci di legno colorate. L'idea era stata del contadino Stan lon Patras, che nel 1930 aveva cominciato a scolpire una specie di antologia di Spoon River a fumetti.

Cimitero Allegro, Sapanta, Romania

L'abitudine poi è rimasta. 

Père-Lachaise a Parigi, Necropolis a Glasgow, l'ebraico a Praga, eccetera.

Allora quando ho trovato il libro di Cees Nooteboom, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori, edito da Iperborea, ero a Venezia e mi è parsa una coincidenza.

 Cees Nooteboom e Simone Sassen


Il libro di Nooteboom alterna testi e immagini scattate dalla moglie, Simone Sassen nell'arco di trent'anni. 

Ci sono per esempio la tomba bianca di Stevenson sul monte Vaea, la tomba di Proust a Père-Lachaise, il cimitero per stranieri di Roma, dove riposano Keats et Shelley e poi Brodsky, a Venezia.

Su Brodsky, Nooteboom cita qualche riga di Acqua alta.
Prometto che se un giorno uscirò dal mio impero la prima cosa che farò sarà venire a Venezia, affittare una stanza al piano terra di un palazzo in modo che le onde sollevate dalle barche schizzino sulle mie finestre, scrivere qualche elegia spegnendo la sigaretta sul pavimento di pietra umida, tossire e, quando finirebbero i soldi, comprerei una piccola browning e mi brucerei il cervello sul posto, incapace di morire a Venezia di morte naturale.



Ho preso il battello e sono andata sull'isola di San Michele.
Al camposanto ho incontrato Virgilio Guidi, Emilio Vedova, Ezra Pound, Igor' Stravinskij e alla fine sono arrivata da Joseph Brodsky.




Sulla lapide c'erano fiori freschi e due bigliettini arrotolati. 

Un'altra combinazione è che mi accompagnava un'amica che conosce il russo e li ha tradotti.

C'erano scritte parole intime, per Brodsky. 
Davanti alla sua tomba ho pensato a quello che in Tumbas Nooteboom scrive per Calvino, che 

L'ammirazione è una forma di conoscenza.

E mi sono ricordata di un pensiero di Nooteboom, parlando del suo libro.

Anche circondato da migliaia di pietre tombali, non ho mai avuto il sentimento di rendere visita a un morto. La relazione che ho con questi autori è sempre personale, anche con poeti morti da tanto tempo come Virgilio, Hölderlin o Leopardi. Fanno parte del mio universo.


Foto di Simone Sassen


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