17 febbraio 2016

Antonin Artaud, io scrivo per gli analfabeti

Antonin Artaud

Lo ripeto, a guidarmi non è l'orgoglio letterario dello scrittore che vuole piazzare e veder pubblicato il suo prodotto. Sono i fatti che racconto che voglio che nessuno ignori, i gridi di dolore che lancio e che voglio siano sentiti. 

No, io, Antonin Artaud, no e poi ancora no, io, Antonin Artaud, non voglio scrivere se non quando non ho più niente da pensare. Come chi divori il proprio ventre, l'aria dei suo ventre, da dentro. 

Sotto la grammatica si nasconde il pensiero che è un obbrobrio più difficile da battere, una vergine molto più renitente, molto più difficile da superare quando lo si prende per un fatto innato. Perché il pensiero è una matrona che non è sempre esistita. E che le parole gonfie della mia vita si gonfino nel vivere dei blabla dello scritto. 

Io scrivo per gli analfabeti. 

(Antonin Artaud, Per gli analfabeti, Viterbo, Stampa Alternativa, 2002)





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