23 gennaio 2016

Una regola personale: non calcolare quanto rimane ancora da scrivere


Ieri sera O. dormiva, S. faceva i suoi conti, erano le dieci e ho preparato il mio spazio nel letto. 
Lo spazio per il lavoro è un tavolo tra il camino e la finestra, quello per scrivere il letto, col portatile sulle ginocchia. 
Avevo la sensazione di andare spedita, raccontavo di un prete che presta la sua cinepresa a una persona ma in cambio le chiede di restaurare una statua di San Bartolomeo. 
Veniva da solo, lo scrivere.
Poi a mezzanotte S. è arrivato in stanza e aveva piacere di dormire, ho riletto veloce, ho salvato e spento il computer. 
Prima di dormire facevo un conto, in due ore di scrittura spedita ho scritto una pagina che senz'altro domani rileggo e passo altre due ad aggiustare. 
Quattro ore per una pagina, in prima stesura. 
Allora per una storia media, di duecento pagine, posso considerare 800 ore. 
Se ogni giorno scrivessi 2 ore impiegherei 400 giorni, ma siccome ogni giorno non scrivo 2 ore, diciamo, quando va bene, 10 ore in una settimana, allora... 
E lì il pensiero è finito su quanti soldi devo dare alla signora che al mercoledì si occupa di O., e al foglio di iscrizione per la mensa, l'assegno da mandare all'oculista, la revisione della Polo, il biglietto del treno per Torino...
Ho chiuso gli occhi e ho pensato che sta mattina avrei fatto colazione con un pan au chocolat.

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