22 gennaio 2016

Siate clementi con gli incipit, di Monica Coppola


Tempo fa avevo proposto a Monica Coppola di pubblicare l'inizio del suo romanzo Viola, vertigini e vaniglia edito da Booksalad, e di scrivere qualcosa sugli inizi, in generale.
Lei, come al solito, è stata puntuale ed efficientissima, il ventinove giugno duemilaquindici mi ha inviato tutto. 
Io, come sovente, ho fatto confusione. Credevo di averlo pubblicato e invece era rimasto da parte, chiuso in una cartella.
Poi per una specie di casualità siamo tornate a parlarne, e così lo pubblico oggi, con sette mesi di ritardo, domandando le mie scuse a Monica.
La cosa interessante però è che mi sembra una felice coincidenza, una specie di buon augurio per un nuovo Accompagnamento Letterario in vista di un grande progetto che sta nascendo...

Ecco. Cin cin.

Illustrazione di Maria Teresa Di Mise

Questione di incipit (e di feeling)
di Monica Coppola

Ci sono una manciata di secondi in cui un libro si gioca tutto con il suo potenziale lettore.
E’ una sfida che si combatte in un pugno di righe: quelle dell’incipit.
Le cose vanno più o meno così:  si girovaga con aria distratta  tra gli scaffali di una libreria, si butta un occhio alle agendine, tanto per capire se sono andate in saldo, ci si sollazza ascoltando per l’ennesima volta i versi degli animali della savana, si risponde ad un wathsapp e poi, senza nemmeno sapere il perché, ci si accorge di avere un libro tra le mani.
E l’incipit cattura lo sguardo.
Accade tutto in pochi istanti, come in una gara di velocisti.
L’inizio di un romanzo è simile al colpo di fulmine: deve incuriosire, catturare, intrigare ma senza svelare troppo.
Ecco perché scrivere un incipit è dannatamente difficile.
Come trovare le parole giuste al primo appuntamento.
Provate a pensarci. 
Magari anche la persona di cui siete innamorati ha esordito con una battuta sbagliata. Si è arrampicata sui vetri farfugliando parole sconnesse. E può essere che, di primo acchito, abbiate avuto la tentazione di prenderla a randellate con le edizioni Mammut.
Poi gli avete concesso una seconda possibilità e, guarda un po’, avete capito che in fondo non era affatto male come sembrava…
Per cui siate clementi con gli incipit. In fondo sono timidi anche loro.
Magari ci mettono qualche pagina a sbocciare e a fare breccia nei vostri cuori…
Ad ogni modo il nostro incipit, dopo decine e decine di versioni è andato in stampa così…
Ai lettori, l’ardua sentenza ;)


L'incipit di Viola, vertigini e vaniglia



«E quello dove vorresti metterlo?» mi chiede Emma, osservan­do perplessa il Ducato già stracolmo.



«Proprio qui…» annaspo spingendo lo scatolone.

«Se infili ancora qualcosa, quel catorcio esplode.» 

«Ma no, guarda, è entrato! Se solo ’sto coso si chiudesse…» 

In quello stesso istante il portellone si spalanca riversandomi addosso una catapulta di oggetti, forme e dimensioni assortite.

Una ciabatta a forma di mucca volteggia in aria e, dopo una serie di allegre piroette, va a depositarsi direttamente ai piedi di Emma.

«Te l’avevo detto che esplodeva!» 

«Ah be’, però potresti essere più incoraggiante» sbuffo. «In America non è di moda il pensiero positivo?» 

«Certo, ma pensare positivo dopo una trasvolata oceanica e a stomaco vuoto non mi è tanto facile!» ribatte lei.

I miei occhi inquadrano il suo trolley lilla da cui penzola ancora l’adesivo del check-in: è appena arrivata da New York e subito si è precipitata a darmi una mano.

«Sono così presa dal trasloco che quasi dimenticavo che sei atterrata solo da qualche ora. Stasera ti offro pizza italiana a volontà, promesso.» 

«Direi! Dopo cinque anni di gommosa Pizza Hut mi sembra il minimo» ride e si arrotola i riccioli ramati intorno a una delle sue inseparabili matite. «Nell’attesa però, cosa ne facciamo di tutta que­sta roba?» Guardo l’invasione caotica delle mie proprietà che circondano l’intera superficie calpestabile di Villa Fiorita che, prima del mio trasloco, era l’ordinata e ridente residenza di famiglia.

Forse, per risolvere la cosa potrei distribuire tutti i miei averi ai passanti e, come una moderna francescana, trasferirmi in un appar­tamento completamente vuoto.

Chissà, magari qualche giornalista fiuterebbe la notizia e mi tro­verei protagonista di un nuovo reality show.

Mi immagino seduta accanto a tronisti e veline a parlare di aria fritta e penso che, in effetti, non è una grande trovata.


Per continuare a leggere Viola, vertigini e vaniglia, potete andare qui.


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