1 dicembre 2015

Jozefina Szelinska, la fidanzata di Bruno Schulz

Bruno Schulz e Jozefina Szelinska*

Non era particolarmente attraente. Come si conviene a ogni essere solitario e originale, parlava delle sue malattie, in giovinezza aveva passato mesi a letto, le sue nevralgie e pleuralgie (amava il suono delle parole), i sudori notturni. Diceva che gli succedeva spesso di restare per molto tempo in camera quando creava. Bisognava lasciargli i pasti dietro la porta. Aveva bisogno di questa concentrazione. Conosceva tutti i medici e le farmacie di Drohobycz. Si lamentava della routine della scuola, il rumore dei carretti per la strada, la sua timidezza. 
Ma gli capitò di evocare quello che scriveva. Una sola volta. Il Messia, la sua opera maggiore. Aveva cominciato, cercava di tessere l'intrigo, sarebbe stato, come il suo primo libro, una raccolta di novelle. Poi non desiderò parlarne più. Stava in silenzio o si lamentava di non riuscirci, di trovare tutto sempre più scadente.
Era scrittore prima di aver scritto il suo primo libro, non sapeva cosa lo attendeva. Chi sarebbe diventato presto, Bruno Schulz, autore di un libro magnifico o di un piccolo opuscolo di cui non parla nessuno e che prende polvere in un angolo oscuro della libreria?

(Agata Tuszyńska, La fiancée de Bruno Schulz, Paris, Grasset, 2015)


Jozefina Szelinska

Bruno Schulz e Jozefina Szelinska hanno avuto una relazione tra il 1933 et 1937 a Drohobycz, città provinciale della Galizia orientale, oggi Ucraina. 
Davanti all'intenzione di non sposarsi di Schulz, a trentadue anni Jozefina decide di interrompere la relazione e tenta il suicidio. Quattro anni più tardi, il 19 novembre 1942, Schulz viene assassinato nel ghetto di Drohobycz, a cinquant'anni. Da allora Jozefina continua la propria vita da sola, fino al giorno del secondo suicidio con una forte dose di medicinali sciolti in una bottiglia di champagne. La scena con cui si apre il libro.
La fiancée de Bruno Schulz non è esattamente una biografia su Jozefina Szelinska. Si tratta di un romanzo nato dallo scambio di lettere tra la donna e Jerzy Ficowski, il biografo di Schulz. 
Ci è voluta molta immaginazione per farla uscire dall'ombra, ha detto l'autrice, Agata Tuszyńska. 
E l'alternanza della prima e terza persona rendono molto bene il coinvolgimento emotivo e il lavoro di ricerca che sono alla base del libro.


                               Jozefina Szelinska e Bruno Schulz, disegno di Bruno Schulz

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