3 novembre 2015

Squarci, di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò

Simona Dimitri aveva seguito un corso che tenevo alla Scuola Holden nel 2010, mi pare. 
Nel 2012 mi sono trasferita a Marsiglia e poco tempo dopo Simona mi ha mandato un accenno del romanzo che stava scrivendo. Abbiamo cominciato a lavorarci con l'Accompagnamento Letterario e ora il romanzo è finito. Si intitola Squarci, ed è molto bello secondo me.
Squarci


Samuela è una bambina cresciuta in una famiglia apparentemente normale, benestante, dove sembra non mancarle nulla, almeno fino al momento in cui una tragedia la strapperà alla sua infanzia.
Dopo la morte del fratello quattordicenne, piano piano emergeranno tutte le fragilità che accomunano i genitori davanti al peggiore dramma della vita. La morte di un figlio è un evento che non segue il corso della natura e quando una situazione così difficile bussa alla porta di una coppia già distante e disgregata tutto si frantuma definitivamente. Ma la sofferenza sembra non dare pace a Samuela, e un nuovo lutto la sconvolge.
Ancora una volta si propone il tema della fuga dal proprio paese: andare o restare.


L’accompagnamento Letterario 
di Simona Dimitri

                                                               Foto di Liliana Peligro

A un certo punto della mia esistenza ho iniziato a lavorare e appena ho avuto la possibilità ho fatto il bonifico alla Scuola Holden per fare un corso di scrittura. Non sapevo bene di cosa si trattasse, ma ne ero fortemente entusiasta.
Mi volevo fare quel regalo che desideravo da una vita.
Avevo scelto tra i due insegnanti lui, l’uomo, e invece ho trovato lei, Gessica.
Si è presentata una sera, in quell’aula informale della scuola e ci ha detto che lei non ci avrebbe insegnato niente.
-Ho scelto proprio bene- ho pensato.
Poi il tempo è trascorso. Eravamo in sedici e io e la mia insicurezza non siamo riusciti a farci strada.
Non mi muovevo a mio agio tra quegli argomenti, in quel formato. Ma non lo sapevo. Dopo qualche mese di pensieri e ripensamenti, ho deciso di scrivere a Gessica per chiederle cosa ne pensasse di alcune mie pagine, in privato.
Desideravo ardentemente che prendessero forma. Le avevo nel secondo ripiano della libreria da anni ormai.
Gessica è stata molto delicata. Non mi ha dato alcuna illusione.
-Penso che il romanzo sia la forma letteraria più adatta a te- mi ha scritto.
-Cerchiamo di capire insieme cosa c’è di buono e che forma dare innanzitutto-

Poi la nostra collaborazione ha avuto inizio.
Due anni e mezzo di mail senza alcuna scadenza stabilita. Nessuno stress, io lavoro a tempo pieno, e lei anche. Ci siamo prese i nostri tempi. Questo mi ha aiutata tantissimo.
Insomma le pagine piano piano si sono sistemate e i miei pensieri si sono concretizzati.
Non avevo idea di cosa ci fosse dietro alle migliaia di parole che avevo affrontato come lettrice.
Poi i discorsi sulla bottega, sullo scrittore come artigiano, sulla pazienza, sulla solitudine.
Quando mi arrivavano le sue mail mi stendevo idealmente sul lettino e mi lasciavo andare a me stessa.
Il romanzo parla della mia famiglia e in questi casi si sa, tra aggiustamenti e verità, più che un accompagnatore letterario occorre un bravo psicologo.


 Fotografia di Alessandra Calò
                                               

Samuela era il nome che i miei genitori volevano darmi, ma mio nonno si oppose con tutto se stesso e alla fine concordarono Simona, più comune. Io avrei preferito Samuela.
Questa bambina si è trovata ben presto sulle spalle molte responsabilità, tra cui quella di cercare di tenere unita una famiglia ormai allo sfascio dopo la morte del suo amatissimo fratello, rimasto attaccato ai fili scorticati della corrente.
Quelli che sarebbero dovuti essere gli anni più felici e spensierati della sua esistenza si sono trasformati in un incubo a occhi aperti. Litigi, musi lunghi, colpe attribuite e sensi di colpa.
Crescere in una famiglia in continuo conflitto che non crede in te e mina le basi precarie della tua autostima è deleterio. Una sensazione di continuo fallimento, di non potercela fare, di non essere mai all’altezza s’infila tra le pieghe dell’anima. E più ti sforzi di dimostrare quanto sei bravo più l’indifferenza delle persone che dovrebbero essere i tuoi primi sostenitori, i tuoi genitori, ti devasta.
Spesso la sera, prima di chiudere gli occhi penso.
E se non avessi conosciuto Gessica?
Questo romanzo non sarebbe nato.


Foto di Liliana Peligro

Ho scoperto la lettura in quarto ginnasio, un po’ tardi. Insomma prima leggevo solo Braccio di Ferro. Ma poi l’amore è sbocciato improvviso per un saggio di Seneca e da allora sono diventata una tossicodipendente di letteratura.
Ma no quello che c’era dietro la stesura di un romanzo proprio non lo immaginavo. A un certo punto ho iniziato a sentire parlare di editor. Io pensavo che gli scrittori facessero tutto da soli e in effetti era quello che ho cercato di fare anche io per diversi anni. La prima volta che ho scritto delle parole di questo romanzo avevo sedici anni.
Ma da solo non puoi farcela.
Innanzitutto se la storia è vera e ti riguarda non riesci ad avere totale distacco, nell’organizzazione degli eventi intendo, nei punti salienti. Insomma ti sembra tutto importante e poi, preso dallo sconforto, ti accorgi che niente lo è e vorresti trascinare tutto nel cestino.
Poi pensi e ripensi e non sai da dove ricominciare, se quello che hai da dire può importare a qualcuno, se i tuoi sono solo pensieri febbrili di una mente malata.
Insomma mentre, dopo il corso di scrittura sul romanzo dove mi sono distinta per non essere assolutamente a mio agio né nella tipologia di scrittura né per la lunghezza, leggevo e rileggevo le mie pagine frastagliate, inconcludenti, disarmoniche, è arrivata lei.
Come raccontavo ho avuto l’ardire di presentarle queste parole impetuose passionali e caotiche.
-Posso proporti un accompagnamento letterario- mi scrive un giorno in una mail.
-Un che?- penso ma non glielo scrivo per vergogna.
In cosa consiste un accompagnamento letterario io questo lo ignoravo.
-In breve ti aiuto a mettere ordine, a capire cosa c’è di buono e cosa va buttato via-.
Ma non era solo quello.
Mi sembrava un segno del destino.
Mi ero arenata sempre nel punto in cui iniziava il caos tra parole e pensieri.
Alla fine ho capito che Gessica era il mio analista. Durante le nostre sedute fatte di mail a causa della distanza fisica, è riuscita a tirare fuori proprio tutto. Insomma il mio è un romanzo di formazione, riguarda la mia vita privata, i sentimenti, il dolore, i successi. Ma questo vale per qualunque argomento.
Il suo lavoro consiste nel prenderti per mano e accompagnarti nel percorso di tramutazione delle tue idee in scrittura. E’ un’analista sui generis però. Non solo tira fuori da te il tuo manoscritto, ma ti accompagna nel concretizzarlo sul foglio.
Un occhio attento, distaccato, obiettivo e in grado di tenere tutte le parti della storia, come un suggeritore ai piedi di un palcoscenico



Simona Dimitri



A Manduria convivono circa trentamila abitanti. Qui il vento soffia bollente e impetuoso d’estate e umido e appiccicaticcio d’inverno. I capelli sono sempre scompigliati. Il mare è limpido e alterna la sua costa tra rocciosa e sabbiosa e il cielo è terzo, tranne nei momenti di tempesta, quando le saette squarciano le nuvole. È qui che sono nata, è qui che ho frequentato il liceo classico, è qui che ho letto centinaia di libri. Poi mi sono trasferita. Quel vento di scirocco non lo sopportavo più. E neanche le persone. Allora ho girovagato un po’ per l’Italia fino ad approdare a Pinerolo. Ma ora mi manca quel mare e il ricordo di quel cielo azzurro non mi dà pace. Quel tormento, quella malinconia tipici dei brasiliani li conosco bene.
Mi sono laureata in scienze infermieristiche e ho iniziato a lavorare in pronto soccorso.
Le mie giornate le passo così, al lavoro, e poi cucino per gli amici. La torta più richiesta è quella di mele, ma il mio dolce preferito è il tiramisù. Non posso mangiarlo. Punizione divina. Quando non li
tollero più, i miei amici, me ne sto a casa, seduta sul divano o sul tappeto o sulla poltroncina e leggo. Leggo sempre. So che i libri mi sosterranno, come in passato. Poi ogni tanto do da bere alle mie piante grasse. Ne ho un centinaio. Di specie diverse s’intende. E mentre sono sul divano che leggo o che scrivo o che do l’acqua alle piante, la mia gatta si mette vicino a me. È sempre l’ora delle coccole.
Intanto programmo un viaggio. Se non viaggiassi sarei una persona finita. Un giro nelle capitali, una settimana al mare e poi il viaggio successivo mentre sono sul volo di ritorno. Perché come ho letto su un giornale mentre andavo a Barcellona: “Il mondo è come un libro e quelli che non viaggiano leggono sempre la stessa pagina”. Mi sono sentita a mio agio.

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