8 novembre 2015

Così funziona la mia mente. Rabih Alameddine

Rabih Alameddine


Così funziona la mia mente. Salta da una cosa all’altra, costruendo collegamenti che vanno avanti e indietro sul piano temporale. Quando ho iniziato a scrivere Koolaids quello era l’unico modo in cui potevo scriverlo, l’unico modo in cui potevo raccontare quella storia. Più in generale, riflettendo sulla complessità della struttura narrativa di alcuni miei romanzi, credo forse che una narrativa lineare semplicemente mi annoi. Non mi annoia in assoluto, per esempio ho appena finito di leggere La brava terrorista di Doris Lessing – che ha una struttura assolutamente lineare – e l’ho trovato meraviglioso. Quindi posso dire che mentre scrivo, o per quanto riguarda i miei romanzi, non sono mai riuscito a trovarmi a mio agio in una struttura narrativa lineare. Mi annoia nel momento in cui sono io a scrivere... 
Per la struttura narrativa de Il cantore di storie (Hakawati), quello che avevo in mente era qualcosa di più simile al processo con cui si realizza un tappeto. Una composizione fatta di trama e ordito. I fili narrativi si intrecciano gli uni agli altri portando al disegno finale. Creato da un’intersezione di fili e nodi.

(Estratto dall'intervista a Rabih Alameddine di Maria Camilla Brunetti, 6 novembre 2015, Il reportage)

Qui l'intervista integrale.


Rabih Alameddine è nato in Giordania nel 1959 da genitori libanesi. Ha vissuto in Kuwait, Libano, Inghilterra, San Francisco e Beirut. Per Bompiani ha pubblicato nel 2009 Hakawati. Il cantore di storie e, nel 2015, Io, la divina.

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